A scuola di mediazione

Alla scoperta delle “Mediazioni Fiorentine”, un’esperienza didattica innovativa legata ad una competizione studentesca, che prepara gli studenti della Scuola di Giurisprudenza a un nuovo percorso professionale.

Se ne sente parlare sempre più spesso e all’estero è già un istituto consolidato: la mediazione, cioè la risoluzione extragiudiziale delle controversie, è una procedura in cui il mediatore – soggetto terzo imparziale ed indipendente – aiuta le parti assistite dai propri avvocati a raggiungere un accordo vantaggioso per entrambe.

I pregi di tale pratica ricadono in primis sul sistema giudiziario – attraverso l’alleggerimento del carico di procedure e la riduzione dei tempi della giustizia – ma anche e soprattutto sui protagonisti della controversia, che hanno maggiori possibilità di raggiungere i rispettivi obiettivi e di migliorare la qualità delle relazioni sociali.

Ad occuparsi di mediazione all’Università di Firenze è Paola Lucarelli, docente di Diritto commerciale presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche, che ormai da tre anni organizza le Mediazioni Fiorentine (MEF), una competizione studentesca che forma gli studenti alla mediazione e consente ai vincitori di fare un’esperienza professionale a fianco di professionisti.

La mediazione sembra finalmente affermarsi nel nostro ordinamento: possiamo parlare di una svolta decisiva del sistema-giustizia?

La svolta è “in corso”. Il tempo necessario perché si realizzi questo genere di cambiamenti, prima di tutto culturali, non è breve: si richiede una formazione professionale adeguata, la percezione negli ambienti della giustizia della efficacia dei nuovi strumenti senza che ciò determini una perdita di posizione, la sensibilizzazione dell’utenza circa i nuovi servizi di gestione alternativa dei conflitti e l’attribuzione della priorità a interventi che promuovono la scelta di nuovi percorsi. Siamo comunque a un buon punto e non si può che, con pazienza e determinazione, avvicinarsi alla meta.

Qual è il contributo che l’Università può dare affinché la mediazione entri a far parte del nostro orizzonte culturale?

L’Università ha un ruolo fondamentale: la ricerca scientifica produce nuova didattica per gli studenti dei corsi di laurea e per i frequentanti dei corsi post lauream; nuove conoscenze e competenze entrano nel bagaglio culturale dei giovani che diventeranno i professionisti del contenzioso. La mediazione oggi fa già parte del patrimonio di conoscenze dei laureati della Scuola di Giurisprudenza di Firenze che si avvalgono fra l’altro di percorsi di didattica innovativa fra cui le Mediazioni fiorentine.

Durante le MEF gli studenti si sono mostrati entusiasti non soltanto per l’offerta didattica innovativa, ma anche per aver scoperto un nuovo modo di gestire i conflitti e le emozioni. Cosa pensa a riguardo?

È la scoperta che tutti facciamo quando incontriamo la mediazione, nella pratica del lavoro, negli studi, nella ricerca, è forse uno dei momenti più avvincenti: scopriamo che entra a pieno titolo nel lavoro e nello studio la “persona”, con tutto il portato delle emozioni, differenze, vissuto, che ciascuno ha con sé. Praticare e studiare il diritto non può trascurare questa dimensione: è un po’ come rinascere in un ambiente di reciproco riconoscimento.

Pensando alle prospettive degli studenti di scienze giuridiche, la mediazione può costituire davvero un nuovo sbocco professionale?

Stiamo lavorando perché ciò avvenga finalmente dopo tanti anni di attesa. Serve ancora che il legislatore attribuisca dignità alla professione del mediatore, disciplinando prima di tutto la sua formazione e la sua remunerazione. Si tratta del lavoro più nobile sul piano sociale considerato che il mediatore, per citare Jacqueline Morineau, è “architetto della pace”.


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