I vegetali percepiscono le emozioni dell’uomo?

Hanno una sensibilità maggiore di molti animali e si adattano rapidamente all'ambiente circostante. Le piante sono adesso al centro di un esperimento che combina arte e scienza a Palazzo Strozzi e punta a esplorare la loro capacità di intercettare anche le nostre vibrazioni.

A distanza di un mese dall’inaugurazione a Palazzo Strozzi le immagini di The Florence Experiment hanno già fatto il giro del mondo. Il progetto, ideato da Stefano Mancuso docente di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università di Firenze, di recente decretato vincitore del premio letterario Galileo 2018, e dall’artista Carsten Höller, è stato riconosciuto un esempio unico di come arte e scienza possano dialogare insieme.

Il viaggio in The Florence Experiment si articola in due tappe. Si parte da due scivoli monumentali che permettono ai visitatori, scelti casualmente, una discesa di 20 metri di altezza dal loggiato del secondo piano fino al cortile. Chi scende porta con sè una pianta di fagiolo che consegna poi a un gruppo di ricercatori che opera all’interno della Strozzina (le antiche cantine del Palazzo). Qui è stato allestito un laboratorio dove i ricercatori del team di Stefano Mancuso analizzano i parametri fotosintetici e le molecole emesse alla discesa insieme a quelli di piante che sono state fatte scendere da sole e di altre che, invece, non hanno partecipato alla discesa.

La seconda tappa dell’esperimento ha luogo in due locali al piano terra. In una sala vengono proiettate scene di film di paura, nell’altra spezzoni di film comici. I visitatori possono scegliere dove andare. Le diverse emozioni indurranno composti chimici volatili differenti che vengono aspirati attraverso due condotti e trasportati sulla facciata. Qui entrano in contatto con delle piante di glicine rampicanti. Ad alcune arrivano flussi d’aria della prima sala, ad altre quelle della seconda.

Dell’esperimento, che ha interessato finora oltre duemila visitatori (più o meno il 20% dei visitatori totali dell’istallazione), abbiamo parlato con Stefano Mancuso.

“The Florence Experiment” è al contempo un’installazione artistica e un esperimento scientifico. Da dove ha tratto l’ispirazione per questo progetto?

Ritengo che l’arte possa essere un veicolo efficace per trasmettere un messaggio fondamentale: le piante sono degli esseri molto più sofisticati e complessi di quello che pensiamo e sono necessari per la nostra sopravvivenza. Ho cercato di esprimere lo stesso concetto attraverso lo spettacolo Botanica che con i Deproducers ho portato la scorsa estate in piazza Santissima Annunziata. L’evento ha richiamato oltre quattromila persone, un successo straordinario.

Quali risultati si aspetta per la fine di agosto quando si concluderà l’allestimento?

Mi aspetto che possano esserci delle differenze, in relazione al processo di fotosintesi clorofilliana, tra le piante che scendono dagli scivoli con le persone, quelle che atterrano da sole e quelle che non scendono affatto. In che termini possano tradursi queste differenze è ancora presto per dirlo.

Stefano Mancuso

 “The Florence Experiment” mette al centro la comunicazione tra uomo e piante. La relazione si sostanzia, in due tempi, attraverso l’emozione. Davvero i vegetali reagiscono alle nostre vibrazioni e in che modo?

Le piante sono estremamente sensibili e a questo proposito esiste un’ampia letteratura scientifica. Sappiamo che ciascun apice radicale, cioè la punta di ciascuna radice della pianta, è in grado di percepire almeno venti parametri chimici e fisici diversi. Le piante, per esempio, percepiscono i campi magnetici, i campi elettrici, i gradienti chimici, tutte cose che la maggior parte degli animali non percepisce. Sembra paradossale, ma non dobbiamo meravigliarci. Le piante non possono spostarsi dal luogo in cui sono nate e quindi è fondamentale per loro sentire che qualcosa cambia nell’ambiente con grande anticipo in modo da potersi adattare. Detto questo, posso dire con certezza che le piante sono in grado di percepire la presenza degli uomini. Se siano capaci di percepirne anche le emozioni è tutto da vedere.

Nel progetto sono coinvolti anche ricercatori del suo team?

Tutte le attività di laboratorio sono portate avanti da giovani ricercatori, con il dottorato, del mio laboratorio. Tre di loro lavorano alla Strozzina, gli altri al Polo scientifico di Sesto dove le piante sono trasportate. All’elaborazione delle analisi e dei risultati concorrono tutti i componenti Laboratorio di Neurobiologia Vegetale (LINV) di cui sono il responsabile.

Altre università si sono fatte avanti per altre iniziative analoghe a quella in corso a Palazzo Strozzi o per proseguire lo stesso esperimento altrove?

Il mio laboratorio ha già diverse sedi all’estero in Francia, Germania, Cina e Giappone, inoltre svolge stabilmente un’intensissima attività di collaborazione scientifica e di scambio di ricercatori con molte università internazionali. The Florence Experiment ha certamente avuto un successo planetario, anche se la risonanza maggiore è avvenuta nel mondo dell’arte, e questa visibilità ha portato tante richieste di collaborazione per altre installazioni artistiche in giro per il mondo.

L’Università di Firenze quest’anno ha dato il via al master in futuro digitale di cui lei è il coordinatore scientifico. Pensa che la didattica del corso possa intrecciarsi con collaborazioni artistiche come quella in corso a Palazzo Strozzi?

Il master ha avuto un successo per certi versi inaspettato. Abbiamo ricevuto moltissime richieste per i posti messi a bando e tra i partecipanti contiamo numerosi studenti che provengono da vari paesi stranieri. Proprio per questo stiamo pensando per le prossime edizioni di strutturare il corso in lingua inglese. Certamente espressioni artistiche che tengono insieme scienza, tecnologia e arte sono in sintonia con l’impostazione del master. Il corso unisce tutte queste discipline e branche del sapere in una visione congiunta del mondo delle piante. Studiamo come possiamo utilizzare le piante per rispondere ai problemi che provengono da ciascuno di questi campi e i risultati in termini di creatività sono incredibili. La sfida adesso è far conoscere tutte queste novità all’esterno.

 


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