Mangiare sicuro o sicuro di mangiare?

Domenica 2 dicembre per il ciclo di “Incontri con la città”, Guglielmo Bonaccorsi parlerà della sicurezza alimentare, del diritto al cibo e dei quesiti che questi due argomenti sollevano
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La sicurezza alimentare, di cui  si parla più che in passato dopo l’evento EXPO del 2015, si pone inevitabilmente come lo spartiacque tra una serie di domande che impattano sul benessere delle nostre comunità.

Le domande che sicurezza alimentare e diritto al cibo sollevano riguardano alcuni aspetti essenziali della nostra stessa esistenza: il mondo attuale è in grado di nutrire le generazioni future? Può farlo in maniera sostenibile? A quale prezzo? Tutti gli esseri viventi posseggono accesso al cibo? Di quali azioni dobbiamo farci carico per renderlo un diritto esigibile?

Tali quesiti riguardano aspetti che vanno molto oltre la semplice sicurezza quali-quantitativa della nostra alimentazione e aprono scenari sui quali interrogarsi da un punto di vista etico oltre che scientifico. Il cibo, infatti, condiziona il nostro modo di vivere e le nostre organizzazioni sociali, investendo complessivamente lo stato dell’ambiente (uso dell’acqua, della terra, degli animali, biodiversità), la salute, gli assetti socio-spaziali del territorio (localizzazione delle attività produttive e distributive rispetto agli insediamenti abitativi, infrastrutture per la mobilità), l’equità economica, la giustizia sociale, la sicurezza in tutti i suoi aspetti, gli assetti politici e gli equilibri sociali e infine la cultura di un Paese e di una civiltà intera.

Definire cosa sia l’alimentazione sostenibile è operazione di grande complessità. Dal punto di vista individuale, infatti, è sostenibile qualunque tipo di alimentazione che produca beneficio per il singolo organismo, sia in una prospettiva nutrizionale che nella dimensione edonistica e salutistica. Se riduciamo i confini di riferimento della sostenibilità alimentare al singolo individuo, ci ritroviamo a doverci confrontare assai poco con i parametri tempo, spazio, diritto, etica e salute delle collettività: il singolo ha diritto ad appropriarsi di ciò che è meglio per lui.

Se invece decidiamo di abbracciare il versante “collettivo” della sostenibilità alimentare, nella visione di un pianeta a risorse finite, è quanto mai evidente che chi consuma oltre il proprio fabbisogno sottragga risorsa vitale al resto della comunità dei cittadini.

Dobbiamo inoltre sfatare alcuni miti: non è completamente vera l’immagine che correla coloro che soffrono la fame alla presenza di conflitti bellici o carestie. Appena il 10% delle morti per sottonutrizione riguarda aree di guerra, catastrofi naturali o condizioni climatiche eccezionali, mentre il 90% è rappresentato da vittime di fame cronica, ovvero di persistente negazione di accesso al cibo.

Possiamo inquadrare allora il diritto al cibo mediante le sue dimensioni fondamentali:

  • è un diritto INCLUSIVO: non semplicemente il diritto a una razione calorica e di nutrienti minima, ma a tutti gli elementi nutrizionali di cui una persona necessita per vivere una vita attiva e in salute e ai mezzi necessari per procacciarseli in toto;
  • è un diritto UMANO: come tale interdipendente, interrelato e indivisibile rispetto agli altri diritti umani (salute, istruzione, vita, acqua, abitazione, informazione…);
  • è un diritto NON NEGOZIABILE: non può essere oggetto di trattative più o meno rilevanti in termini di “quanti” e “a chi” garantirlo. Deve essere garantito all’intera popolazione.

 

Quindi, esso si lega a valori etici e sociali inestrinsecabili: dignità della persona; accesso garantito, libero e permanente; quantità e qualità adeguate.

E, in tale prospettiva, dobbiamo sfatare alcune false credenze su tale diritto:

  • NON è il diritto ad essere nutriti (non è la “riserva indiana”), bensì a nutrirsi con dignità e senza creare dipendenza;
  • La negazione del diritto al cibo non è la risultante della mancanza di cibo nel mondo: le radici alle cause della malnutrizione riguardano la mancanza di accesso al cibo (per povertà, esclusione sociale, discriminazione) molto più che di cibo in sé.

È certo che sicurezza alimentare per tutti, sovranità alimentare e diritto al cibo hanno molti principi in comune, nonché la ratio e la messa in atto di interventi a sostegno di tutti e tre.

Se il nostro Paese si impegnerà nella battaglia per il diritto al cibo, potremo essere orgogliosi di appartenere ad una nazione che non dimentica di aver saputo partorire, nella sua storia, il Rinascimento dell’uomo.

 


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