Nuova pubblicazione dei Carteggi letterari di Alessandro Manzoni

Una figura centrale per l’Italia e l’Europa nel dibattito politico, religioso e filosofico dell’Ottocento. Un uomo schivo e riservato, teso ad una ricerca razionale, lucida e sofferta. E’ il ritratto di Alessandro Manzoni che esce dalla nuova pubblicazione dei Carteggi letterari, promossa dal Centro Nazionale Studi Manzoniani. Ne parliamo con Irene Gambacorti, ricercatrice del Dipartimento di Lettere e Filosofia, che insieme a Laura Diafani, ex assegnista di ricerca dell’Ateneo, ha curato l’edizione.
Alessandro Manzoni-foto Centro Nazionale Studi Manzoniani
Alessandro Manzoni-foto Centro Nazionale Studi Manzoniani

Qual è il senso di questa pubblicazione e la sua consistenza?

E’ una sorta di specchio privilegiato, che restituisce pagine essenziali della cultura italiana ed europea dell’Ottocento attraverso lo spazio di settant’anni, da Napoleone a Porta Pia. E offre dialoghi epistolari di capitale importanza per l’avventura artistica manzoniana: da Grossi a Tommaseo, da Giusti a Capponi.

Il volume – che è introdotto da Gino Tellini, professore emerito di Letteratura italiana – è diviso in due tomi e contiene 772 lettere scambiate tra lo scrittore e 91 corrispondenti – scrittori, poeti, letterati e linguisti italiani e stranieri –, dal 1803 al 1873. Le lettere di Manzoni sono 341, 431 quelle dei suoi corrispondenti.

Quali sono le novità?

Attraverso un’attenta ricognizione dei fondi archivistici pubblici e privati (47 quelli interessati dalla ricerca, di cui 10 all’estero), sono state recuperate ben 153 missive inedite (più otto parzialmente inedite): in gran parte dei corrispondenti; ma vi sono anche sette nuove brevi lettere manzoniane che vanno ad accrescere il corpus epistolare dello scrittore a oggi noto. Si sono inoltre ritrovati gli autografi di 26 lettere manzoniane, più una di Giuseppe Giusti, finora conosciute da copia o minuta, e si è cercato di far chiarezza in alcune zone d’ombra, ponendo in appendice minute non spedite, frammenti di incerta autenticità e probabili falsi.

Come avete lavorato?

L’edizione intende in primo luogo presentare testi affidabili sotto il profilo filologico: ogni lettera è stata trascritta o nuovamente riscontrata sull’autografo, quando esistente, ed è corredata da un apparato critico che segnala varianti e correzioni, oltre che da ampie note di commento.

Le lettere sono in ordine cronologico e permettono di seguire così, nel dialogo con letterati, linguisti, intellettuali, amici intimi o interlocutori occasionali, lo sviluppo degli interessi manzoniani e l’intenso lavoro intorno alle proprie opere: dall’idillio Adda sottoposto a Vincenzo Monti da Alessandro diciottenne, agli studi storici e linguistici del padre della patria ottuagenario.

Come si inserisce questa pubblicazione all’interno dell’Edizione nazionale ed europea delle opere promossa dal Centro Nazionale Studi Manzoniani ?

A cinquant’anni dall’edizione delle Lettere di Manzoni curate da Cesare Arieti per i Classici Mondadori, la nuova pubblicazione dei carteggi manzoniani nell’Edizione Nazionale sta finalmente restituendo nella sua completezza il dialogo intrattenuto dallo scrittore con gli interlocutori che hanno incrociato o condiviso il suo cammino di ricerca umana e intellettuale. Sono già stati pubblicati i volumi dedicati agli scambi epistolari con Claude Fauriel e con Antonio Rosmini, due tomi di Carteggi familiari e un primo volume di Carteggi letterari, nel 2010, dedicato soprattutto a Gaetano Cattaneo e ai corrispondenti tedeschi.

Nell’epistolario come si riflette il carattere dell’autore? C’è un Manzoni più intimo?

Gli interessi letterari e linguistici dominano il carteggio di un autore singolarmente restio a parlare di sé, anche in una scrittura come quella epistolare, tipicamente luogo di effusione dell’io (basti pensare a Foscolo o a Leopardi). Le pagine manzoniane, che nel rigore dialettico spesso si aprono a un respiro propriamente saggistico (tant’è che alcune lettere poi daranno origine a veri saggi), sono specchio di una ricerca razionale, lucida e sofferta, di profonda radice etica, mossa da una forte tensione conoscitiva. Sono il romanzo di un’avventura intellettuale, in una vita schiva e riservata, all’apparenza priva di eventi clamorosi. Ma non mancano, con gli amici, spunti giocosi e ironici, e tratti affettuosi.

Con chi corrispondeva Manzoni?

Leggendo i Carteggi ci imbattiamo in un reticolo di incontri, letture, scambi che forma il vivo tessuto culturale del nostro Ottocento, con il contemporaneo dibattito politico, religioso, filosofico, in ambito nazionale ed europeo. Sfilano sotto i nostri occhi gli amici “milanesi” del gruppo romantico del «Conciliatore» – tra i primi Tommaso Grossi e Luigi Rossari – e i “fiorentini”, di patria o d’adozione (come Gino Capponi e Niccolò Tommaseo), riuniti intorno all’attività del Gabinetto Vieusseux e all’«Antologia», conosciuti in occasione del celebre soggiorno in città del settembre 1827. I molti corrispondenti francesi, soprattutto nell’area del cattolicesimo liberale, testimoniano la centralità della figura di Manzoni nella cultura europea di quegli anni, la sua partecipazione alle più vive correnti di idee. Serrato è il dibattito con linguisti e lessicografi intorno al problema centrale della lingua della nazione, che ancora trova nella realtà fiorentina il riferimento centrale; mentre una folta schiera di giovani scrittori e ammiratori cerca da lui consiglio e approvazione, a testimonianza del ruolo pubblico presto raggiunto dallo scrittore.

 

Alessandro Manzoni, Carteggi letterari II, a cura di Laura Diafani e Irene Gambacorti, introduzione di Gino Tellini, Milano, Centro Nazionale Studi Manzoniani, 2016-2017, 2 voll. (Edizione Nazionale ed Europea delle Opere di Alessandro Manzoni, XXIX, 2)


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