Sintetizzata una molecola che mima il comportamento delle lectine

Mimare il funzionamento delle proteine responsabili dei processi di comunicazione fra le cellule, per comprendere come agiscono e aprire la strada a future applicazioni terapeutiche. Pubblicazione UNIFI-INSTM su Chemistry.
Rappresentazione schematica del complesso fra recettore artificiale e fucosio
Rappresentazione schematica del complesso fra recettore artificiale e fucosio

Mimare il funzionamento delle proteine responsabili dei processi di comunicazione fra le cellule, per comprendere come agiscono e aprire la strada a future applicazioni terapeutiche. Ci è riuscito il team di ricercatori del Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” e del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM) di cui fa parte Oscar Francesconi, che ha pubblicato sulla rivista scientifica Chemistry – a European Journal un articolo relativo allo sviluppo di una molecola sintetica in grado di comportarsi come una lectina e di riconoscere zuccheri presenti sulla superficie delle cellule (“A Biomimetic Synthetic Receptor Selectively Recognising Fucose in Water”, doi: 10.1002/chem.201800390).

“La superficie delle cellule è ricoperta da zuccheri caratteristici, che hanno la funzione di farle comunicare fra di loro, ma che purtroppo sono anche usati dai patogeni, come alcuni batteri e virus, per infettare le cellule sane – spiega Oscar Francesconi, che da vari anni si occupa dello studio sul riconoscimento molecolare di carboidrati, in una ricerca coordinata da Cristina Nativi (Dipartimento di Chimica) e Stefano Roelens (INSTM) -. Questi processi avvengono ad opera di proteine dedicate al riconoscimento degli zuccheri, come ad esempio le lectine”.

I ricercatori hanno creato in particolare una molecola in grado di riconoscere selettivamente in acqua (una situazione molto vicina all’ambiente fisiologico) il fucosio, un importante zucchero mediatore, al pari di altri carboidrati, di un’ampia gamma di processi sia fisiologici che patologici.

“La nostra molecola sintetica si è comportata come un vero e proprio recettore e potrà rappresentare un potenziale strumento per la ricerca nell’ambito della biologia degli zuccheri. Potrebbe quindi aprire la strada a potenziali applicazioni terapeutiche basate sulla possibilità di interferire nei processi patologici nei quali gli zuccheri sono coinvolti”.


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