Il “tesoro verde” del giardino di Villa La Quiete custodito nei disegni di una studentessa Unifi. Elisabetta Morganti, recentemente laureata al corso triennale del DAGRI in Scienze e tecnologie per la gestione degli spazi verdi e del paesaggio, ha trasformato il suo tirocinio presso il Sistema Museale di Ateneo in una tesi sulla componente vegetale del giardino storico della Villa. Lo spazio è stato riaperto al pubblico nel maggio 2025, grazie ai finanziamenti ottenuti dal bando del Ministero della Cultura “Proposte di intervento per il restauro e la valorizzazione di parchi e giardini storici” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
La tesi, intitolata “Il giardino di Villa La Quiete nel sistema delle ville medicee. Strategie e strumenti per la gestione della componente vegetale in un giardino storico”, è stata svolta sotto la guida di Tessa Matteini, docente DiDA di Architettura del paesaggio. Focalizzata sulla ragnaia, sugli agrumi a spalliera e i prati fioriti, la ricerca è riuscita a ricollocare La Quiete all’interno del più ampio sistema delle ville medicee fiorentine. Villa La Quiete, infatti, rappresenta un tassello fondamentale fra le residenze medicee, perché è l’ultima eredità verde lasciata a Firenze dai Medici.
Oltre all’elaborato ufficiale, però, la studentessa ha allegato e portato alla discussione della tesi anche qualcosa di meno scientifico e più emozionale: uno “Sketchbook di bordo”. Nato quasi per caso come un taccuino personale che Elisabetta portava sempre con sé, per appuntare ogni dettaglio notato durante le giornate in villa, lo sketchbook è diventato parte integrante della documentazione presentata alla commissione d’esame.
Come un diario di bordo, ma molto più ricco di disegni, lo sketchbook rappresenta un racconto visivo e testuale del lavoro di ricerca, documentando l’evoluzione dello studio oltre la semplice catalogazione botanica. Al suo interno Elisabetta ha raccolto appunti e riflessioni sulle osservazioni dirette nel giardino, schizzi delle piante che ornano l’area verde, nonché i processi mentali che poi hanno portato alla genesi della tesi.
“Volevo mostrare tutti i ragionamenti che hanno plasmato la tesi – spiega Morganti – perché la storia di Villa La Quiete è una storia di vita vissuta. Dalle cure delle suore Montalve, che gestivano il giardino anche con scopi produttivi, come il pomarium e gli orti, alle studentesse dell’educandato femminile che trovavano ristoro tra i vialetti della ragnaia e nel giardino paesaggistico, questo spazio è sempre stato vivo. Oggi, vederlo aperto al pubblico restituisce giustizia al desiderio di Anna Maria Luisa de’ Medici, che realizzò il giardino formale proprio per renderlo fruibile e accogliente. Osservare la curiosità e la gioia negli occhi dei visitatori che scoprono per la prima volta questo gioiello restaurato è la conferma che la gestione del paesaggio non è solo una questione di piante, ma di persone e di memoria collettiva”.