Dai banchi di Unifi alla cattedra nei Paesi Bassi, passando per i laboratori di Svezia e Irlanda. Per la Giornata della ricerca italiana nel mondo – che ricorre ogni anno il 22 aprile, data di nascita di Rita Levi-Montalcini, premio Nobel per la medicina e prima donna italiana a ottenere tale riconoscimento in ambito scientifico – raccontiamo la storia di Anna Salvati, laureata e dottore di ricerca in Unifi, oggi ricercatrice e docente all’Università di Groningen.
Salvati rappresenta un esempio emblematico di come i ricercatori made in Unifi presentino una formazione solida e versatile, così da farsi strada ai vertici delle Università europee più prestigiose.
“La mia carriera – racconta – è contrassegnata da un “salto” interdisciplinare. Dopo la laurea in Biologia nel 2003 (sotto la supervisione del professor Giacomo Martini, presso il CSGI-Consorzio Interuniversitario per lo Sviluppo dei Sistemi a Grande Interfase) ho orientato il mio percorso di formazione e ricerca verso il settore della chimica fisica. In particolare, mi sono dedicata allo studio dei sistemi per il trasporto di farmaci, ossia lo studio di come veicolare i medicinali all’interno del corpo umano utilizzando appositi trasportatori per farli arrivare nel posto giusto. Questo approccio interdisciplinare, allora considerato insolito, è diventato il mio punto di forza”.
Dopo aver vinto una borsa di dottorato in Scienze Chimiche a Firenze, Salvati ha iniziato a guardare oltre i confini nazionali, trascorrendo metà del suo percorso dottorale presso l’Università di Lund, in Svezia. Quella che doveva essere una parentesi di sei mesi si è trasformata in un’esperienza di un anno e mezzo, aprendo le porte a una carriera internazionale che l’ha portata per sette anni a Dublino, come ricercatrice post-doc, e infine a Groningen, dove risiede da dodici anni e ha vinto una Rosalind Franklin Fellowship, finanziamento volto a promuovere le ricercatrici verso i massimi livelli accademici.
Nell’università olandese Salvati ricopre un ruolo di primo piano nel Dipartimento di Nanomedicina e Drug Targeting del Groningen Research Insitute of Pharmacy, dividendo il suo tempo tra l’insegnamento e la guida di un gruppo di ricerca. Il suo campo d’azione è la nanomedicina, con focus specifico sullo sviluppo di trasportatori capaci di veicolare i farmaci esattamente dove necessario all’interno dell’organismo.
“Si tratta di tecnologie di frontiera, simili a quelle utilizzate per i vaccini a RNA contro il Covid-19 – spiega –. Per usare l’RNA come medicina, dobbiamo trasportarlo in una nanoparticella e questo lavoro richiede una costante sinergia tra chimica fisica, biologia e medicina”.
Parlando della sua esperienza in Europa, Salvati conferma che la preparazione degli studenti e dei ricercatori connazionali è tenuta in alta considerazione negli istituti esteri. “Accogliere un ricercatore che si è formato in Italia è garanzia di solidità scientifica. La nostra formazione di alto livello ci permette di adattarci rapidamente a nuovi ambienti e di eccellere anche in contesti dove le risorse e i tempi devono essere ottimizzati”.
Come messaggio agli scienziati italiani di domani, Salvati sottolinea come la mobilità internazionale sia diventata la norma per le nuove generazioni. “In un mondo della ricerca sempre più globale e interconnesso, oggi chi vuole intraprendere la carriera accademica deve essere pronto a diventare cittadino del mondo, capace di portare la propria eccellenza ovunque e dialogare con colleghi provenienti da altri paesi e discipline”.