Storia dell’arte e Unifi: un binomio di eccellenza

Fulvio Cervini, direttore del Dipartimento SAGAS, parla del ruolo nella ricerca e nella didattica ricoperto dall'Ateneo fiorentino, fra le migliori 50 istituzioni universitarie mondiali in Storia dell’arte negli ultimi QS World University Rankings by Subject

Un’eccellenza nell’eccellenza. L’Ateneo fiorentino si è posizionato fra le migliori 50 istituzioni universitarie mondiali in Storia dell’arte, secondo l’edizione 2026 del QS World University Rankings by Subject. Un risultato di prestigio per il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS), che già figura tra i dipartimenti di eccellenza Unifi selezionati dall’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca per l’assegnazione del Fondo MUR nel periodo 2023-2027.

Ne parliamo con Fulvio Cervini, direttore del Dipartimento SAGAS.

Quali sono i fattori che hanno reso Unifi un punto di riferimento negli studi sull’Arte?

“Il prestigio riconosciuto all’Università di Firenze per la qualità degli insegnamenti in storia dell’arte ha radici antiche e risiede anche nelle figure che ne hanno costruito l’identità. Tra tutte spicca quella di Roberto Longhi, il cui magistero, esercitato nell’ambito degli studi di storia dell’arte moderna, ha lasciato un’impronta ancora oggi riconoscibile. La sua eredità non è solo teorica: vive nelle pratiche didattiche e nella centralità dell’analisi diretta dell’opera, ma anche nel rapporto con istituzioni come la Fondazione Longhi, che continua a dialogare con l’università. I docenti Unifi fanno lezione ai borsisti della Fondazione, che a loro volta possono essere studenti dell’Ateneo”.

Come si sono sviluppati gli studi storico-artistici dopo Longhi?

Mina Gregori ha raccolto l’eredità di Longhi per l’arte moderna, mentre in ambito medievale si sono distinti Mario Salmi, Roberto Salvini, Adriano Peroni e Miklós Boskovits.

Unifi è stata inoltre pioniera nello studio delle arti minori, ossia delle arti applicate, tra cui l’oreficeria, grazie a figure come Maria Grazia Ciardi Dupré dal Poggetto e Dora Liscia, ed è tuttora un laboratorio accademico importante in questo ambito. Ha sviluppato campi come la museologia e la storia del collezionismo con studiose come Cristina De Benedictis.

Più recentemente, ha contribuito a rafforzare l’importanza di Unifi l’arrivo di studiosi come Maria Grazia Messina, per l’arte contemporanea, e Antonio Pinelli, che si è occupato soprattutto di arte moderna, oltre che di arte contemporanea e dell’Ottocento.

Inoltre, è stato rilevante il contributo di Carlo Del Bravo, che spaziava dal Quattrocento al Novecento, come portavoce di una linea di metodo che privilegia lo studio dei significati e i riferimenti alla filosofia”.

Cosa ha significato per Unifi la presenza di così tante figure di primo piano?

“Nel corso degli anni non solo è aumentata la qualità dell’offerta, ma anche la diversificazione degli approcci metodologici impiegati nello studio della disciplina. Lo studio dello stile e della tecnica, l’interpretazione dei significati delle opere e l’analisi degli aspetti di storia sociale convivono in Unifi e si intrecciano in un dialogo continuo che rappresenta uno dei principali punti di forza del dipartimento”.

Com’è strutturata oggi l’offerta formativa dell’Ateneo in Storia dell’arte?

“Unifi accompagna lo studente lungo tutto il suo percorso. Il corso di laurea triennale in Storia e tutela dei beni artistici, archeologici, archivistici e librari è pensato per fornire una preparazione ampia e interdisciplinare ed è tra i più attrattivi, con centinaia di nuove matricole ogni anno. Il percorso prosegue con la laurea magistrale interamente dedicata alla storia dell’arte, con circa 70 nuovi iscritti all’anno provenienti dall’Italia e dall’estero, e culmina nella scuola di specializzazione e nel dottorato”.

Quali sono le specificità della formazione Unifi in ottica professionale?

“Se consideriamo, ad esempio, la scuola di specializzazione in Beni storico-artistici, questa costituisce il luogo di formazione per i futuri funzionari delle soprintendenze, privilegiando il lavoro sul campo e favorendo un rapporto diretto tra allievi e patrimonio. Seminari residenziali, attività sul campo e collaborazioni con istituzioni come l’Opificio delle Pietre Dure permettono agli studenti di confrontarsi concretamente con i temi della conservazione, del restauro e della tutela. Una formazione che non si limita alla teoria, ma che si costruisce nell’esperienza, nel dialogo con i professionisti e nella capacità di leggere le opere nel loro contesto reale”.

Cosa significa essere uno studente di Storia dell’arte all’Università di Firenze?

“Studiare Storia dell’arte a Firenze significa farlo anche dentro luoghi che sono essi stessi opere d’arte. La sede del SAGAS, Palazzo Marucelli-Fenzi, conserva affreschi settecenteschi di Sebastiano Ricci. Qui la didattica si intreccia con la bellezza, il contenitore diventa contenuto e ogni lezione è anche un esercizio di sguardo. In fondo, è questa la vera peculiarità della scuola fiorentina: non limitarsi a insegnare l’arte, ma permettere di abitarla”.


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