È noto che le città creano “isole di calore” e allungano la stagione vegetativa, ossia il periodo in cui una pianta sviluppa foglie, steli e radici grazie a temperature favorevoli e a una maggiore quantità di luce. Ma quanto è davvero resistente il verde cittadino di fronte all’avanzare delle crisi climatiche? A sorpresa, la risposta è: molto più forte di quello di campagna.
A rivelarlo è una ricerca coordinata dai ricercatori della University of Hong Kong, alla quale ha partecipato come unico italiano Giovanni Forzieri, docente di Sviluppo sostenibile e cambiamenti climatici presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale (DICEA).
Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), ha analizzato ventun anni di osservazioni satellitari (dal 2001 al 2022) relative a 751 grandi città distribuite in 109 paesi del mondo. (https://doi.org/10.1073/pnas.2606997123)
L’analisi dei dati satellitari ribalta il pensiero comune sugli ecosistemi urbani. Nel 78% delle città esaminate, la vegetazione urbana è caratterizzata da una maggiore resilienza agli stress climatici, come siccità ed estati record, rispetto alla vegetazione rurale circostante. Non solo: questo divario a favore del verde cittadino è andato progressivamente aumentando nel corso dei vent’anni presi in esame.
Le performance migliori si sono registrate nelle zone più aride del pianeta. Nel 32% delle città analizzate, concentrate soprattutto in aree secche e desertiche, il verde urbano ha dimostrato una doppia capacità difensiva: da un lato ha perso molto meno fogliame durante i periodi di forte stress, dall’altro si è ripreso molto più velocemente una volta passata la fase acuta.
Tra i fattori di questa maggiore resistenza, i ricercatori hanno ipotizzato il ruolo determinante della differenza di evapotraspirazione – la quantità d’acqua che passa dal terreno e dalla vegetazione all’atmosfera sotto forma di vapore – tra città e campagna, legata all’irrigazione umana.
Mentre le piante selvatiche o agricole in campagna dipendono quasi esclusivamente dalle piogge, e soffrono immediatamente quando l’acqua scarseggia, il verde urbano beneficia dell’irrigazione costante, della cura dei parchi e della gestione idrica cittadina. Questo “paracadute idrico” permette ad alberi e prati di città di affrontare le ondate di caldo senza andare in sofferenza estrema.
“Nelle attività di ricerca mi sono occupato di co-supervisionare il lavoro, in particolare, per la modellistica relativa agli indici di resilienza degli ecosistemi mediante l’utilizzo di dati satellitari – spiega Forzieri –. Lo studio mostra come l’intervento umano possa riequilibrare il rapporto tra resistenza e capacità di recupero degli ecosistemi, rendendo gli spazi verdi urbani dei veri e propri scudi ecologici contro i cambiamenti climatici. Attraverso una gestione sostenibile ed equa, le infrastrutture verdi delle città potranno offrire un supporto fondamentale per la pianificazione urbanistica e le strategie di adattamento del futuro”.