Il cervello e la memoria emotiva

Lo studio dei circuiti cerebrali che contribuiscono alla formazione del ricordo di eventi traumatici è al centro del progetto triennale “HA-CTion” finanziato dal Miur nell’ambito dello Human Brain Project
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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Come si comporta il sistema nervoso di fronte a una circostanza traumatica? Quali circuiti neuronali cerebrali si attivano per acquisire, consolidare e richiamare il ricordo di un’esperienza di violenza o forte paura? Lo studio delle aree del cervello coinvolte nei processi collegati alla memoria emotiva di un soggetto è al centro del progetto triennale “HA-CTion” – Hypothalamic histaminergic modulation of brain regions involved in fear memory” finanziato dal Miur nell’ambito dello Human Brain Project e coordinato da Beatrice Passani del Dipartimento di Scienze della Salute in collaborazione con il gruppo di ricerca di Patrizio Blandina di NEUROFARBA, con il Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non-Lineare (LENS) di Firenze, l’Istituto Nazionale della Ricerca Agraria di Bordeaux e l’Università di Amsterdam.

“Fatti scioccanti lasciano una traccia spesso incancellabile – spiega Beatrice Passani, docente di Farmacologia e responsabile scientifica del progetto – possono così determinare comportamenti disfunzionali che costituiscono i sintomi di disturbi psichiatrici come ansia generalizzata, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbo post-traumatico da stress e fobie” .

Alla formazione della memoria emotiva partecipano numerosi circuiti cerebrali. Tra questi entra in gioco il sistema ipotalamico che utilizza l’istamina, una molecola fondamentale che fornisce al cervello la plasticità necessaria per immagazzinare e recuperare i ricordi. L’istamina agisce come trasmettitore e contribuisce alle diverse fasi della formazione e del recupero della memoria emotiva.

Il progetto è focalizzato proprio sul sistema istaminergico cerebrale, i cui neuroni si trovano nell’ipotalamo posteriore. “Questa sede rappresenta un centro di smistamento delle informazioni all’interno del cervello – aggiunge la docente fiorentina –, a seconda degli stimoli esterni o interni, trasmette degli impulsi differenti che si traducono in risposte comportamentali. In questo studio ipotizziamo che questa sede del cervello sia un vero e proprio hub, che riveste un ruolo chiave in un’ottica evolutiva, che fornisce le soglie di attivazione necessarie per attivare o silenziare alcuni tipi di memoria e quindi certi comportamenti”.

La ricerca si avvarrà delle tecnologie precliniche più avanzate per svelare i circuiti neuronali cerebrali controllati dal sistema istaminergico centrale coinvolti nel consolidamento e nel recupero di memorie a forte impatto emotivo, con una risoluzione temporale e spaziale senza precedenti.

A Firenze saranno condotti gli studi comportamentali e neuroanatomici che saranno validati poi a Bordeaux. Ad Amsterdam, infine, saranno sintetizzati e testati sulla memoria nuovi farmaci istaminergici fotosensibili che si attivano selettivamente nel sito di applicazione quando la molecola viene eccitata con adeguata lunghezza d’onda.

“Individuare le vie selettive istaminergiche sollecitate da situazioni di shock – conclude Passani – significherebbe poter offrire nuovi obiettivi per un trattamento farmacologico alternativo o in aggiunta alle terapie attuali, orientato a modificare le reazioni comportamentali disfunzionali”.


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