Quanto vale la storia, il caso del Rinascimento a Firenze

Il tema sarà al centro dell'ottava lezione del ciclo "Incontri con la città" in programma domenica 12 maggio nell'Aula magna del Rettorato.
Piazza della Signoria, Firenze. Archivio fotografico 123rf.com - riproduzione riservata

Ai dibattiti sulla valorizzazione del patrimonio storico, storico artistico e culturale soggiace l’invalsa convinzione che l’elemento della ‘storicità’ conferisca ad un oggetto commerciale – anche in relazione a una città e alla sua capacità di attrarre turisti – un sovrappiù di valore, economicamente quantificabile.

Firenze nel 2018 ha contato 10.600.000 presenze turistiche e rappresenta un caso esemplare di questa tendenza, all’interno della quale il Rinascimento gioca un ruolo fondamentale.

L’idea di Firenze culla del Rinascimento  – e l’opportunità di un suo sfruttamento anche economico – si colloca a cavallo tra Settecento e Ottocento quando prese forma quel fenomeno che possiamo definire ‘turismo moderno’.

Fu quella l’epoca in cui, grazie alla storiografia romantica francese e tedesca, ma anche alla divulgazione storica inglese, l’Italia divenne meta d’eccellenza, destinazione imprescindibile del GrandTour, aiutata anche dai favori del clima e, almeno inizialmente, dalla modicità dei costi di soggiorno.

Seguire il corso e lo sviluppo di questi fenomeni culturali e dei loro risvolti sociali ed economici, oltreché un’occasione di riflettere storicamente sul nostro passato, è un’occasione per cercare di meglio comprendere il presente (e il futuro) della nostra città.


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