Piante più forti grazie ai probiotici

Anche il mondo vegetale può contare su microrganismi benefici, i bioinoculanti. Una ricerca del Dipartimento di Biologia ha definito le linee guida per la loro preparazione. Il tema è stato approfondito in un articolo di Trends in Microbiology.

Esistono innumerevoli microorganismi benefici che condizionano crescita e salute degli esseri viventi. I più conosciuti sono i probiotici che possiamo trovare negli alimenti come lo yogurt e altri cibi fermentati.

Anche le piante hanno microorganismi probiotici, diversi da quelli umani, ma altrettanto importanti che colonizzano le radici, le foglie e i tessuti interni. Questi probiotici permettono di assorbire meglio i nutrienti dal terreno, resistere alla siccità e agli attacchi di patogeni, senza creare alcun danno.

Non tutti i microorganismi tuttavia hanno gli stessi effetti positivi su tutte le piante, come d’altronde avviene per i probiotici umani.

Un team di ricercatori dell’Ateneo fiorentino coordinato da Alessio Mengoni si è occupato delle preparazioni di microorganismi (chiamate bioinoculanti) che sono maggiormente efficaci sulle piante.

I risultati sono stati oggetto di un articolo pubblicato di recente sulla rivista Trends in Microbiology dove vengono riportate le linee guida e le priorità da tenere in considerazione nell’attività di ricerca sui bioinoculanti (https://doi.org/10.1016/j.tim.2022.06.006)

Camilla Fagorzi, Alessio Mengoni, Francesca Vaccaro, Lisa Cangioli

“Questo studio – spiega Mengoni – promuove la ricerca di base su specie di alto interesse agroalimentare, che risulta difficile da studiare in laboratorio (come molte piante da foraggio, ma anche nuove colture come la quinoa e l’amaranto) e una diretta traslazione dal laboratorio all’applicazione in campo mediante la creazione di modelli statistico-matematici basati su dati provenienti dall’analisi dettagliata dei genomi dei microorganismi”.

“Questi modelli – prosegue lo studioso fiorentino – ci permettono di prevedere gli effetti dei bioinoculanti passando dalla scala di laboratorio al campo e quindi di ottimizzare il trattamento delle colture, incrementare i benefici e far crescere le colture in condizioni di sostenibilità, con ridotto uso di prodotti chimici e acqua”.

Alla ricerca, svolta interamente all’interno del Dipartimento di Biologia hanno preso parte la ricercatrice Camilla Fagorzi, e due dottorande Francesca Vaccaro, Lisa Cangioli.

Lo studio è stato realizzato grazie al sostegno di finanziamenti nazionali e internazionali legati all’agricoltura sostenibile.


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