Artide, studiare l’aerosol per modellizzare il clima

Un team del Dipartimento di Chimica ha collaborato alla ricerca internazionale che per la prima volta ha fornito i dati completi sulla composizione dell'aerosol in Artide. Informazioni indispensabili per capire l'impatto delle emissioni sul clima della regione polare.

Ha un ruolo essenziale nella mitigazione delle radiazioni solari ma le sue caratteristiche non sono ancora del tutto note. È l’aerosol, in particolare quello della regione artica. Uno studio internazionale, con il contributo dei ricercatori del Dipartimento di Chimica Unifi, per la prima volta raccoglie i dati completi da tutti gli osservatori presenti in Artide. Informazioni essenziali per la modellizzazione del clima.

“L’aerosol svolge un ruolo importante, ma ancora non completamente compreso, nella modulazione del bilancio radiativo, il rapporto tra la quantità di radiazioni solari che arrivano e vengono assorbite dal nostro pianeta riscaldandolo e quella che viene invece riflessa e rimandata nello spazio – spiega Mirko Severi, uno dei firmatari della ricerca -. L’aerosol in sostanza incide, direttamente e indirettamente, su tale bilancio e quindi anche sulle temperature in Artide”.

Allo studio, pubblicato su Nature Geoscience, oltre a Mirko Severi, hanno contribuito Silvia Becagli e Rita Traversi, con la caratterizzazione dei dati raccolti tra il 2014 e il 2019 nell’osservatorio di Gruvebadet, a Ny Alesund, sulle Isole Svalbard, nato grazie al contributo dell’Università di Firenze che da oltre un decennio vi svolge attività di ricerca. Tali dati sono andati ad aggiungersi a quelli raccolti a differenti latitudini negli altri sette osservatori artici e hanno restituito una fotografia completa della natura e della composizione delle sorgenti di aerosol di un’area fondamentale per il clima del nostro pianeta.

“L’aerosol è di due tipi, quello di origine naturale e quello prodotto dall’uomo – chiarisce Silvia Becagli -. I nostri dati mettono in luce che durante l’inverno nell’Artico l’aerosol è dominato da emissioni antropiche principalmente provenienti dall’Eurasia. In estate invece la diminuzione dell’inquinamento antropico viene bilanciata dalle sorgenti naturali (come le onde del mare e i composti emessi dallo sviluppo del fitoplancton), che rivestono un ruolo molto importante per il clima artico anche perché sono coinvolte nella condensazione delle nubi e nell’innesco della nucleazione del ghiaccio, processi implicati nella modulazione del bilancio radiativo”.

I risultati indicano che le variazioni stagionali vedono un un’equivalenza tra i contributi delle due tipologie di aerosol, ma il valore della ricerca sta principalmente nella possibilità di avere a disposizione un set di dati finalmente completo riferito alla regione artica.

“I dati presentati nello studio – conclude Rita Traversi- rappresentano uno strumento molto utile per la comunità di scienziati che ha il compito di quantificare l’impatto delle emissioni sul clima in questa regione particolarmente sensibile a tali variazioni”.


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