Epatite C, malattie extraepatiche e prodotti del metabolismo

Nuove evidenze da uno studio pubblicato dalla rivista Scientific Reports a cura del Centro di ricerca interdipartimentale per le Manifestazioni Sistemiche da Virus Epatici e del Centro di Risonanze Magnetiche
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Porta la firma di un team fiorentino del MASVE (il Centro di ricerca interdipartimentale per le Manifestazioni Sistemiche da Virus Epatici diretto da Anna Linda Zignego) e del CERM (il Centro di Risonanze Magnetiche diretto da Claudio Luchinat) una scoperta che getta nuove basi per comprendere come mai soggetti colpiti da epatite C (HCV) siano più di frequente affetti anche da malattie extraepatiche come il diabete e le malattie cardiovascolari.

Mettendo a confronto il profilo metabolico di pazienti interessati da epatite B (HBV) e C, i ricercatori hanno rilevato in laboratorio che il virus HCV provoca l’alterazione di alcuni metaboliti e hanno escluso che questo effetto sia dovuto all’infiammazione del fegato. A seguire, gli studiosi hanno evidenziato che le stesse molecole anomale si riscontrano in soggetti affetti da diabete e malattie vascolari. I risultati dello studio, finanziato dalla fondazione Oretta Bartolomei Corsi, sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Scientific Reports in un articolo dal titolo “The metabolic fingerprints of HCV and HBV infections studied by Nuclear Magnetic Resonance Spectroscopy” (https://doi.org/10.1038/s41598-019-40028).

Da un punto di vista epidemiologico, esiste un’ampia letteratura sull’associazione tra HCV, diabete e malattie cardiovascolari, ma nessuno studio fornisce per ora una spiegazione molecolare che chiarisca questa relazione. “I nostri dati – spiega Laura Gragnani di MASVE che ha svolto l’indagine in collaborazione con Leonardo Tenori del CERM  – suggeriscono per la prima volta che alterazioni di vie metaboliche cellulari, causate da un’azione diretta di HCV, possano contribuire a chiarire la base molecolare dell’aumento del rischio cardiovascolare e metabolico nei soggetti HCV positivi rispetto alla popolazione generale”.

“Oggi l’HCV si può curare facilmente – aggiungono i due ricercatori – e questo consente di studiare cosa succede in maniera molto chiara su uno stesso soggetto quando il virus è presente e una volta che è stato eliminato dai farmaci”.

Liver Infection with hepatitis viruses and medicine therapy

Nella ricerca sono stati coinvolti 65 soggetti HCV positivi, 40 HBV positivi e altrettanti donatori sani. “A parità di danno del fegato tra pazienti colpiti dai due virus – proseguono Gragnani e Tenori- volevamo studiare le differenze legate al profilo metabolico. Abbiamo perciò analizzato i metaboliti nel siero prima e dopo la terapia nell’HCV positivo di uno stesso paziente, in diversi momenti, per osservare le mutazioni del profilo una volta che è stato eliminato l’agente. Contemporaneamente abbiamo svolto lo stesso tipo di verifica su pazienti HBV  e su soggetti sani”.

Gli studiosi fiorentini hanno rilevato che alcuni metaboliti risultano “mossi” negli HCV positivi e non lo sono negli HBV, segno che la variazione di livello è provocata dal virus e non dall’infiammazione. Successivamente, lo studio si è soffermato su due metaboliti che risultano subire alterazioni anche in soggetti colpiti da diabete e da malattie vascolari. “Questa corrispondenza – affermano Gragnani e Tenori – ci fa sospettare che possa esserci un’interazione diretta dell’HCV e del suo ciclo vitale con le vie metaboliche della cellula”.

Il risultato raggiunto dal team fiorentino offre un contributo verso la direzione intrapresa dalla ricerca su HCV. “L’eliminazione dell’HCV non significa necessariamente aver arrestato il processo innescato dal virus – concludono i due studiosi – sarebbe utile svolgere un monitoraggio a distanza di qualche anno dalla fine della terapia e verificare se qualcosa è cambiato a livello metabolico”.


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