Da rifiuto a risorsa, coltivare su sedimenti portuali bonificati

E’ alle ultime fasi un progetto coordinato dal Dipartimento di Scienze delle Produzioni agroalimentari e dell’ambiente che ha studiato la possibilità di coltivare ortaggi su sedimenti bonificati provenienti dal porto di Livorno.
Frutti di melograno
Frutti di melograno

Una sfida che parte dall’osservazione di alcuni dati di fatto, come spiega Edgardo Giordani, coordinatore del progetto LIFE “Hortised” finanziato nell’ambito dell’omonimo programma europeo.

“Lo sfruttamento della torba a fini agricoli è in costante aumento e negli ultimi 25 anni ha contribuito alla perdita del 70% delle aree torbiere in Europa. Si stima che circa la metà di quella prodotta sia utilizzata nel settore vivaistico ornamentale. D’altra parte, in Europa vengono dragati circa 200 milioni di metri cubi annui di sedimenti contaminati. Di qui l’ipotesi, alla base del progetto, di utilizzare tali sedimenti in agricoltura dopo opportuna bonifica”.

Come si è svolto il vostro studio?

I diversi tipi di substrati a confronto
I diversi tipi di substrati a confronto

Abbiamo preso in esame i sedimenti dragati dal porto di Livorno che sono stati convertiti, dopo un opportuno trattamento, in componenti dei substrati di coltivazione da utilizzare per lattuga, fragola e melograno. Diversi colleghi del DISPAA, tra cui Giancarlo Renella e Anna Lenzi, hanno collaborato alla sperimentazione. Il Dipartimento ha avuto come partner l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR di Pisa, l’Università spagnola Miguel Hernandez di Orihuela, l’Azienda Agricola Zelari Company di Pistoia, il vivaio Caliplant di Murcia, Spagna.

E quali sono i risultati?

Al momento stiamo aspettando i risultati delle ultime analisi sull’aspetto più delicato fra quelli trattati nel corso del progetto, cioè la sicurezza alimentare. Le analisi previste ed effettuate fino ad oggi hanno dimostrato che, se presenti, i contaminanti sono in quantità minimali, ma è necessario attendere le ultime conferme. I panel di assaggio hanno già garantito la bontà al palato dei prodotti ottenuti da queste coltivazioni su substrati contenenti sedimenti fitorimediati. Ma anche dal punto di vista agronomico il progetto ha dato risultati molto promettenti.

Quali specie sarebbe possibile coltivare?

Piante di fragola
Piante di fragola

Ad esempio anche specie sensibili alle caratteristiche chimico-fisiche del substrato di coltivazione, come la fragola. Il tecnosuolo ottenuto dal dragaggio del porto di Livorno ha una buona ritenzione idrica, quindi è ottimo per le zone aride dove le piante, soprattutto in contenitore, risentono maggiormente dello stress idrico; è ricco di nutrienti e, a differenza di altri substrati come la torba, non si esaurisce dopo un solo ciclo produttivo. Abbiamo constatato che va migliorata la struttura del sedimento bonificato, in quanto piuttosto “dura” per essere gestita agevolmente.

Ma i consumatori a suo giudizio sono pronti per prodotti ottenuti con questa metodologia?

Dai primi sondaggi che abbiamo svolto anche l’accettabilità sociale è positiva: oltre la metà degli intervistati consumerebbe prodotti coltivati utilizzando questo terreno di recupero purché ne venga garantita la salubrità. Si tratta comunque di un progetto pilota: saranno necessarie ulteriori verifiche per poter arrivare alla commercializzazione del nuovo “terriccio” e, poi, occorrerà intervenire a livello legislativo modificando le normative e le linee guida europee in campo vivaistico e agricolo.

 

 


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