Cinque secoli di migrazioni nel Mediterraneo

Il progetto di un network internazionale coordinato dall’Ateneo mette a fuoco la dimensione emozionale del fenomeno migratorio.
Parte del gruppo di ricerca a Budapest
Una parte del gruppo di ricerca, in occasione di un meeting a Budapest

Le implicazioni emozionali delle migrazioni, dell’esilio, dei naufragi, delle dinamiche di inclusione ed esclusione tra comunità ospiti e migranti sono l’oggetto di studio di un network interdisciplinare che coinvolge, per quattro anni, un centinaio di ricercatori di 33 Paesi.

Il network, diretto da Giovanni Tarantino, ricercatore e docente di Storia Moderna presso il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) e finanziato dalla COST Association, è intitolato “People in Motion: Entangled Histories of Displacement across the Mediterranean, 1492-1923” (PIMo). Il progetto è stato concepito e sviluppato da un gruppo di lavoro internazionale, coordinato in Australia dallo stesso Tarantino, che ha coinvolto storici, storici dell’arte, studiosi letterari, linguisti, antropologi, sociologi, archeologi e matematici.

Johannes (or Johann) Lingelbach, Harbour on the Mediterranean (1670), Royal Picture Gallery Mauritshuis, The Hague.

Fin dalla sua Fondazione nel 1971 il programma intergovernativo COST (European Cooperation in Science and Technology) promuove actions dirette alla formazione di network transnazionali e transdisciplinari che favoriscano lo scambio di conoscenze scientifiche e riducano la frammentazione della ricerca nell’area europea.

“Tra i progetti finanziati dalla COST Association – sottolinea Tarantino – PIMo è uno dei pochi di taglio e ispirazione prevalentemente umanistici” (mediamente solo il 10% dei progetti che hanno riscontrato successo nelle competizioni COST proviene dall’area umanistica).

“Il progetto PIMo – spiega Tarantino – analizza i fenomeni migratori e diasporici che hanno contrassegnato, in particolare, l’area del Mediterraneo tra il XV e il XX secolo, prediligendo nella sua analisi le dimensioni affettive ed emozionali che hanno accompagnato le esperienze di sradicamento, perdita, rifiuto o integrazione. Un’occasione importante per riflettere, da prospettive disciplinari e culturali diverse, anche sui fenomeni migratori contemporanei e sulla narrazione emozionale che non di rado li rappresenta sui media, divisi tra il parlare alla pancia e il parlare al cuore“.


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