Curare il diabete ai tempi del Coronavirus

Le ricerche sulla cura del diabete non si sono fermate nonostante l’emergenza sanitaria. L’occasione per fare il punto sugli studi del Dipartimento di Scienze biomediche, sperimentali e cliniche svolti presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi è stata la Giornata Mondiale del diabete.
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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Come ha inciso la pandemia sulla cura di una delle patologie croniche più diffuse, come il diabete? Una risposta arriva dalle tesi di due neolaureati, Angelo Corbo (Medicina e chirurgia) e Iole Bartolucci (Scienze Motorie), che hanno studiato gli effetti delle misure anti-Coronavirus sul compenso glicometabolico di pazienti affetti con diabete tipo 1, cioè sull’equilibrio auspicabile dei diversi parametri della malattia, quali l’emoglobina glicata, la glicemia, i grassi nel sangue e la pressione arteriosa.

I dati, raccolti nel campione di soggetti durante il lockdown da marzo a maggio 2020, hanno dimostrato come nel periodo della quarantena si sia registrato un significativo miglioramento del compenso glicemico caratterizzato da un aumento del tempo trascorso entro l’intervallo di glicemie ritenute ottimali e senza alcun aumento del rischio di ipoglicemia.

In particolare il lockdown non ha compromesso lo svolgimento di attività fisica anche secondo modalità alternative (attrezzi a casa anziché in palestra, la corsa piuttosto che la piscina…)  nei soggetti abituati a fare esercizio fisico con meno di 3 ore a settimana. Difficoltà si sono, invece, registrate per coloro che svolgevano attività ad elevati livelli (più di 3 ore settimanali) e che non sono riusciti a mantenere le abitudini precedenti con minori effetti di miglioramento sul compenso glicemico.

I risultati delle ricerche sono stati presentati in un convegno online organizzato dal Dipartimento di Scienze biomediche, sperimentali e cliniche “Mario Serio”, in occasione della Giornata Mondiale del diabete, tenutasi lo scorso 14 novembre.

L’evento Unifi, dal titolo “Prendersi cura del diabete a Firenze ai tempi del Coronavirus”, è stato organizzato da Ilaria Dicembrini, ricercatrice di Endocrinologia presso il Dipartimento di Scienze biomediche, sperimentali e cliniche “Mario Serio”, insieme con il direttore della Diabetologia di Careggi Edoardo Mannucci. È stato l’occasione per promuovere le attività di studio su questa patologia cronica, svolte dal Dipartimento di Scienze biomediche, sperimentali e cliniche presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, presentando anche i risultati derivanti dalle ricerche propedeutiche alle tesi di studenti in Medicina e Chirurgia e in Scienze Motorie o di medici in formazione specialistica.

“L’educazione terapeutica risulta fondamentale – ha spiegato Ilaria Dicembrini -, soprattutto al verificarsi di eventi capaci di influenzare l’autogestione della malattia, come una pandemia”. Particolare attenzione è stata rivolta anche all’applicazione di nuove tecnologie, legate allo sviluppo di strumenti sempre più portatili per lo screening delle complicanze della malattia, come la retinopatia diabetica, causa frequente di cecità acquisita. “Nuova luce – commenta ancora Dicembrini – è stata accesa anche su una complicanza cronica del diabete, finora sottostimata: la parodontopatia”.


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