Didattica del futuro tra presenza e online: da settembre dodici corsi “blended”

Una modalità di erogazione mista concepita per garantire agli studenti una maggiore flessibilità. Ne parliamo con la delegata Maria Ranieri
Foto dall'archivio Pixabay

Per l’Ateneo fiorentino l’anno accademico 2026-2027 si aprirà all’insegna dell’innovazione. Unifi, infatti, è pronta a varare altri cinque corsi di laurea in modalità blended, che si vanno ad aggiungere ai sette già attivi nello scorso anno. Per blended si intende una forma di erogazione mista che prevede una parte in presenza e una parte online, per consentire maggiore flessibilità di fruizione ai propri studenti.

Tuttavia, come precisa la delegata all’innovazione della didattica Maria Ranieri, la modalità blended presuppone un coinvolgimento, sia per i docenti che per gli studenti, che supera la semplice suddivisione dell’offerta formativa tra lezioni in aula e lezioni a casa davanti al computer.

 

Maria Ranieri

Qual è il carattere innovativo di un corso blended?

Si tratta di un modello pedagogico-didattico che integra due ambienti di apprendimento con potenzialità diverse e complementari. La presenza offre ciò che è difficile replicare online: discussione in tempo reale, confronto diretto, lavoro di gruppo e costruzione collettiva del sapere. L’ambiente online offre invece flessibilità: lo studente gestisce i propri tempi, può tornare più volte su un contenuto, procede al proprio ritmo su materiali strutturati. Un buon progetto blended mette in relazione questi due momenti: ciò che si fa online prepara o completa ciò che accade in aula. Spesso la trasmissione dei contenuti più teorici si sposta online, per liberare tempo in presenza per attività interattive, discussioni e applicazione pratica.

Quale può essere il valore aggiunto di questo tipo di proposta?

L’aspetto che considero particolarmente interessante è la sinergia tra il blended learning e le metodologie didattiche non lineari, come il problem-based learning o il project work, che richiedono agli studenti tempo per elaborare e confrontarsi con i compagni. La componente asincrona del blended rende possibile questo tempo di elaborazione individuale: lo studente può lavorare su un progetto con i propri ritmi, tornare sui materiali, approfondire, e arrivare in presenza pronto per il momento in cui il lavoro va messo a confronto, discusso e messo alla prova.

Di che tipo di corsi si tratta?

Dai sette corsi misti attivi nel 2025-2026 siamo arrivati a dodici in poco più di un anno, dal design per l’innovazione sostenibile all’ingegneria gestionale, dalle scienze pedagogiche al diritto per la sostenibilità. Sono corsi eterogenei, e questo è un segnale positivo: dimostra che il blended non è appannaggio di un’unica area disciplinare. Anzi, guardando ai corsi che entreranno in sperimentazione dal prossimo anno accademico – dalle scienze molecolari alla pedagogia per l’inclusione, dalle scienze ambientali all’agricoltura sostenibile – vediamo una varietà ancora più ampia.

Come si è preparato l’Ateneo a questa nuova modalità? E come cambiano per un docente il ruolo e le modalità di relazione con gli studenti?

Unifi ha realizzato molteplici interventi formativi sui metodi e sulle tecniche del blended learning e ha promosso incontri con i presidenti dei corsi di studio misti. Inoltre, l’Ateneo ha supportato la riprogettazione dei corsi attraverso lo Sportello Digital Learning.

È chiaro che con questa modalità, il docente non può più limitarsi a “spostare” la lezione frontale su uno schermo, ma deve riprogettare l’insegnamento distinguendo cosa erogare online in modo sincrono, cosa in modo asincrono, e cosa mantenere in presenza. Sono quindi necessarie competenze che prima non erano richieste in modo così esplicito: dalla produzione di contenuti digitali e multimediali, fino a nuove strategie di valutazione dell’apprendimento pensate per gli ambienti digitali.

Un momento del workshop conclusivo che si è tenuto a luglio

Non si corre un rischio di isolamento per gli studenti che frequentano in maniera intensiva gli ambienti virtuali?

Il rischio c’è, non si può negare. Ed è emerso con forza proprio dal confronto con i presidenti dei corsi di studio che hanno partecipato al progetto. Quando l’attività diventa più flessibile e distribuita, si corre il rischio che lo studente perda il senso di appartenenza alla comunità universitaria. Per questo, in un corso blended, il docente ha anche il compito di progettare le attività online in modo da favorire davvero l’interazione, la partecipazione e la costruzione di relazioni significative anche nella dimensione virtuale – con lui, con i tutor, con i compagni di corso.

Quali azioni sono state messe in campo per preparare i docenti al modello blended?

In primo luogo, lo Sportello Digital Learning ha fornito supporto con una linea dedicata proprio al blended, affiancato da FAQ e indicazioni operative che abbiamo predisposto per accompagnare l’applicazione delle nuove disposizioni normative. C’è poi un livello di formazione strutturata sulla nostra piattaforma Ipazia, con un mini-MOOC specifico sul blended learning e webinar dedicati alla progettazione e alla valutazione in modalità mista.

Unifi può vantare un gruppo di lavoro solido e formato in questo ambito.

Nella fase di implementazione dell’ultimo anno, abbiamo costruito una vera e propria comunità di pratica, composta dai dodici presidenti dei corsi di studio misti. Abbiamo iniziato a gennaio con un incontro sul quadro normativo e abbiamo proseguito con un ciclo di quattro incontri tematici tra marzo e giugno, su fabbisogni, metodologie e tecnologie, aspetti organizzativi, e infine rendicontazione e valutazione dell’impatto. Il ciclo di incontri si è chiuso a luglio con un workshop in cui sono state raccolte tutte le esperienze maturate dai corsi di studio nell’ultimo anno, per trasformarle in proposte operative condivise su temi quali l’organizzazione dei percorsi blended, i servizi di supporto, la formazione dei docenti, il monitoraggio e l’assicurazione della qualità. I risultati di questo lavoro confluiranno in un allegato tecnico alle nostre Linee di indirizzo, per mettere a sistema le pratiche che i corsi di studio hanno sviluppato sul campo.

Sono state utilizzate delle tecnologie specifiche per rendere possibili le lezioni a distanza?

Grazie al progetto ALMA-DEH, abbiamo investito sulle infrastrutture, trasformando alcune aule in veri e propri ambienti ibridi: penso all’Aula Mazzetti del plesso di Igiene, dotata di un ledwall, telecamere con auto-tracking configurate per lo streaming diretto verso il Laboratorio Multimediale e lavagne touch interattive. Interventi analoghi sono stati realizzati nell’Auditorium delle Cliniche Mediche di Careggi e nell’Aula Magna del Campus di Sesto Fiorentino.

 

I partecipanti al workshop conclusivo che si è tenuto a luglio. Presente anche la rettrice Alessandra Petrucci

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