Il microbioma umano nella conquista dello Spazio

Sulla rivista Microbiome uno studio guidato da Unifi indaga le dinamiche a cui è soggetto il microbiota salivare umano durante un lungo periodo di permanenza in condizioni di completo isolamento. Per capire come si potrebbe adattare il nostro corpo ai viaggi spaziali con destinazioni molto lontane, come Marte.
microbioma marte luna
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata

Nella conquista dello Spazio avranno un ruolo importante anche i microrganismi presenti nel corpo umano. I viaggi spaziali di durata prolungata, infatti, non sono soltanto una sfida da un punto di vista tecnologico, ma anche da un punto di vista biologico: processi fisiologici e psichici devono svolgersi confinati all’interno di un ambiente isolato per anni.

Un contributo alla conoscenza in questo campo giunge da una ricerca pubblicata sulla rivista Microbiome (“Defining the resilience of the human salivary microbiota by a 520-day longitudinal study in a confined environment: the Mars500 mission” DOI: https://doi.org/10.1186/s40168-021-01070-5 ) che ha analizzato dati ottenuti nel contesto della Missione Mars500, la prima simulazione di un viaggio su Marte con equipaggio umano, svoltosi a Mosca in più fasi fra il 2007 e il 2011 .

Nel lavoro, coordinato da Renato Fani del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e da Francesco Canganella dell’Università della Tuscia, sono state evidenziate le dinamiche a cui è soggetto il microbiota salivare umano durante oltre 500 giorni di permanenza in condizioni di completo isolamento. “Anche da una prospettiva microbiologica  – spiega Renato Fani –  il confinamento può produrre situazioni difficili da gestire sia per quanto riguarda eventuali contaminazioni da patogeni che per l’alterazione del rapporto tra l’uomo e i microorganismi che popolano il nostro corpo, cioè il microbiota umano, che gioca un ruolo importante in processi chiave a carico del nostro organismo, come la modulazione del metabolismo o del sistema immunitario. Durante un viaggio spaziale – prosegue Fani – in condizioni di completo isolamento questo delicato equilibrio tra microorganismi ed ospite potrebbe essere messo a dura prova riducendo la variabilità presente e «livellando» la composizione del microbiota, con conseguente impatto sui meccanismi fisiologici di tutto l’equipaggio”.

Nella ricerca, a cui hanno collaborato il CNR e l’Università di Pisa, si è potuto, in particolare, capire quanto la condivisione di un ambiente ristretto per un tempo prolungato possa incentivare lo scambio di microorganismi. “Dai risultati si rileva – afferma Fani – che l’isolamento influisce a livello strettamente personale, portando a un depauperamento della diversità microbica: col passare del tempo il proprio microbioma salivare diventa sempre più simile a se stesso. Di qui l’ipotesi di conseguenze possibili sullo stato dell’intero organismo umano”.

Le sofisticate analisi bioinformatiche sono state coordinate da Giovanni Bacci, assegnista di ricerca in Microbiologia generale. BMR Genomics e il Dipartimento di Biologia, in quanto dipartimento di eccellenza, hanno contribuito ad un parziale sostegno delle analisi.

A febbraio 2021 la sonda Perseverance è atterrata sulla superficie di Marte, ma la preparazione ad una vera e propria missione spaziale con equipaggio umano sul pianeta rosso passa per il nostro microbioma.

 


COPYRIGHT: © 2017 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE.
Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo post sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribution ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0).

Written By
More from Duccio Di Bari

Come indagare il rischio sismico negli edifici monumentali

Pubblicati sulla rivista scientifica internazionale “Journal of Performance of Constructed Facilities” i...
Leggi di più