L’anatomia microscopica oltre il vetrino: osservare per comprendere

La sfida della didattica digitale nell'analisi dei tessuti e degli organi nei nuovi MOOC del progetto ALM@-DEH
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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Sono online su Ipazia i due nuovi Massive Open Online Courses (MOOC) dedicati all’anatomia microscopica e realizzati nell’ambito del progetto ALM@-DEH: uno focalizzato sui criteri per il riconoscimento degli organi cavi e l’altro sugli organi pieni e il sistema nervoso. Entrambi i percorsi puntano a trasformare l’osservazione istologica in una competenza pratica e critica.

Ne parliamo con i responsabili scientifici, i docenti Alessandra Pacini e Jacopo Junio Valerio Branca.

È stata una sfida portare l’anatomia microscopica, che nel pensiero comune è un’attività eminentemente pratica in un corso online?

Sì, inizialmente lo è sembrata, proprio perché l’anatomia microscopica è associata all’uso diretto del microscopio. In realtà, lavorando alla progettazione dei corsi, ci siamo resi conto che una delle difficoltà maggiori per gli studenti non è tanto lo strumento, quanto l’approccio al preparato. Molto spesso, infatti, chi è alle prime armi si trova davanti al vetrino senza sapere davvero come e cosa guardare, e tende a osservare in modo poco sistematico. Il formato online ci ha dato la possibilità di rallentare questo processo e di guidarlo, rendendo più espliciti i passaggi dell’osservazione. In questo senso, il MOOC non sostituisce l’esperienza al microscopio, ma aiuta a costruire le basi per affrontarla in modo più consapevole e strutturato. 

Qual è l’elemento di innovazione che accomuna i due corsi?

L’elemento di innovazione principale è l’attenzione al modo in cui si guarda un preparato, più che al riconoscimento in sé. Abbiamo cercato di contrastare una tendenza molto comune: quella di avvicinarsi al vetrino con un’idea già in mente, cercando conferme invece che osservando davvero ciò che si ha davanti. Questo porta spesso a “vedere” nel preparato ciò che ci si aspetta di vedere, più che ciò che è effettivamente presente.
I corsi propongono invece un approccio più neutro e guidato, che parte dall’osservazione generale e porta progressivamente all’identificazione delle caratteristiche rilevanti. L’innovazione sta proprio nell’aver reso esplicito questo percorso, aiutando gli studenti a sviluppare uno sguardo più critico e meno condizionato.

A chi si rivolgono questi percorsi e quali fabbisogni si preoccupano di affrontare?

I corsi si rivolgono principalmente a studenti dell’area biomedica, in particolare di Medicina, nelle fasi iniziali del loro percorso, quando si avvicinano per la prima volta all’anatomia microscopica. Il fabbisogno principale che cercano di affrontare è proprio quello di acquisire un metodo. Molti studenti studiano le immagini sui libri, ma fanno fatica a trasferire queste conoscenze al momento dell’osservazione reale, dove il preparato non è “guidato” come nelle figure didattiche.
L’obiettivo dei MOOC è quindi colmare questo divario, fornendo strumenti per orientarsi nel preparato in modo autonomo, senza procedere per tentativi o per riconoscimenti casuali.

Come sono strutturati i due corsi e quali sono le principali differenze in termini di impegno richiesto?

I due corsi hanno una struttura parallela, ma differiscono per ampiezza e approfondimento. Il MOOC sugli organi cavi, che ha un peso maggiore in termini di CFU, è più esteso e introduce in modo sistematico il metodo di osservazione, sfruttando l’organizzazione più regolare in tonache.
Il corso sugli organi pieni e sul sistema nervoso è più breve, ma propone contesti meno schematizzabili, in cui lo studente deve applicare il metodo in modo più autonomo. I due percorsi sono quindi complementari: il primo costruisce le basi, il secondo le mette alla prova. 

C’è una propedeuticità tra i due corsi o si tratta di percorsi indipendenti?

I due corsi sono stati pensati per essere fruibili anche in modo indipendente, ma esiste una certa continuità nell’approccio. Il corso sugli organi cavi può rappresentare un buon punto di partenza, perché introduce in modo più guidato il metodo di osservazione, oltre a introdurre il corretto utilizzo del microscopio ottico. Tuttavia, le competenze sviluppate in uno dei due percorsi sono trasferibili anche all’altro, proprio perché ciò che si apprende è soprattutto un modo di guardare e di analizzare il preparato. 

Quali vantaggi fornisce la versatilità consentita dalla tecnologia, sia nella costruzione che nell’erogazione dei corsi?

La tecnologia permette soprattutto di controllare e modulare l’esperienza di osservazione in un modo che in laboratorio è più difficile ottenere. È possibile, ad esempio, soffermarsi su dettagli specifici, rivedere più volte lo stesso passaggio, oppure confrontare immagini diverse in modo immediato. Questo aiuta molto gli studenti a costruire progressivamente il proprio “occhio”, senza la pressione del tempo o dell’errore immediato. Dal punto di vista dell’erogazione, inoltre, la flessibilità consente a ciascuno di apprendere secondo i propri tempi, tornando sui passaggi più complessi e consolidando gradualmente il metodo. In questo senso, la tecnologia diventa uno strumento che favorisce un apprendimento più consapevole e meno superficiale.

Elena Elia


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