Minori rifugiati, il contributo della ricerca per l’istruzione e l’integrazione

Un progetto europeo mira a mettere a punto una serie di pratiche educative per il benessere emotivo e l’integrazione sociale di bambini rifugiati e minori non accompagnati. Unifi rappresenta l’Italia nell’iniziativa inquadrata nel programma Horizon 2020.
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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A partire dal 2015 l’Europa ha vissuto la più grande crisi di rifugiati dalla seconda guerra mondiale. Molti dei rifugiati in arrivo sono bambini e minori non accompagnati. Hanno subito lo sfollamento, la separazione dai propri cari e, molto spesso, l’esposizione alla violenza. Ovunque si trovino, che siano in un centro di accoglienza, in un campo profughi o in un alloggio più sicuro, l’istruzione può rappresentare per tutti loro un rifugio, per sostenere la speranza e per costruire un futuro migliore.

Garantire che abbiano accesso a un’istruzione di qualità e a un ambiente di apprendimento protettivo è, infatti, fondamentale per ripristinare la loro sicurezza emotiva. Un contributo alla sfida dell’integrazione è l’obiettivo che si pone il progetto Horizon 2020 “Refuge-Ed”, cui l’Ateneo fiorentino prende parte attraverso il Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia (Forlilpsi).

Finanziato dall’Unione Europea, il progetto, iniziato nel 2021 e attivo fino alla fine del 2023, intende promuovere ambienti di apprendimento socialmente inclusivi e di supporto per i bambini rifugiati, i minori non accompagnati e le comunità ospitanti, attraverso pratiche efficaci in materia di istruzione, salute mentale e sostegno psicosociale. Vi partecipano nove istituti di ricerca e organizzazioni non governative di Spagna, Italia, Bulgaria, Grecia, Irlanda, Danimarca e Svezia, guidate all’Università Autonoma di Barcellona. Per il nostro Paese, insieme a Unifi che è stata finanziata con 110mila euro, partecipa la Ong Cooperazione Internazionale Sud Sud (CISS) di Palermo che si occupa di rifugiati e minori stranieri non accompagnati.

“Il nostro impegno è di applicare il risultato della ricerca scientifica alle azioni concrete nelle scuole, nei centri di accoglienza, nelle strutture per minori di età in modo che questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze possano usufruire al meglio del sistema educativo e delle opportunità dei territori” dice Maria Rita Mancaniello del Dipartimento Forlilpsi e coordinatrice italiana del progetto.

“Per questo motivo – aggiunge Tiziana Chiappelli, ricercatrice Unifi, sempre del Forlilpsi – abbiamo esaminato la letteratura scientifica basata su evidenze (migliaia di saggi e articoli estratti dalle banche dati internazionali) per capire quali siano le strategie più efficaci. Ora siamo passati a una fase più operativa di ricerca sul campo e di sperimentazione di modelli di intervento che nel caso italiano condurrà il CISS di Palermo su una serie di scuole e strutture siciliane”.

Sono 46 le scuole, strutture di assistenza istituzionale e centri di accoglienza in tutta Europa che attueranno queste pratiche di successo (come, ad esempio, corsi di formazione per insegnanti e alunni o rilevazioni del benessere psico-fisico dei minori rifugiati), che saranno scelte da educatori, bambini e famiglie e adattate alle specifiche esigenze. L’obiettivo finale del progetto è, infatti, la realizzazione di un portale per condividere le buone prassi con lo scopo di migliorare il successo educativo, il benessere emotivo e il senso di appartenenza.


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