Quando i pipistrelli hanno paura

Documentato su Current Biology un nuovo straordinario caso di mimetismo scoperto grazie alla collaborazione dei ricercatori del Dipartimento di Biologia.
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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Quando è minacciato da un rapace notturno, il pipistrello Myotis myotis riproduce il suono dei calabroni per riuscire a confondere il predatore e salvarsi dall’aggressione. Il brillante espediente evolutivo è stato scoperto da una rete internazionale di studiosi che ha coinvolto i ricercatori del Dipartimento di Biologia, con il coordinamento dell’Università di Napoli, ed è stato raccontato sull’ultimo numero della rivista scientifica Current Biology.

La scoperta è avvenuta quasi per caso durante una campagna di monitoraggio notturno dei chirotteri, quando i ricercatori si sono resi conto di come quella particolare specie di pipistrello, diffuso in tutta l’Europa, trovandosi in difficoltà, emettesse un suono simile a quello dei calabroni.

“La ricerca ha già documentato in passato come i rapaci notturni evitino gli insetti imenotteri, come api e calabroni, perché li ritengono potenzialmente dannosi, tanto che gli uccelli rinunciano a ispezionare e a fare il nido nelle cavità che potrebbero essere state occupate da tali animali – spiega Federico Cappa ricercatore di Zoologia e coordinatore dell’unità di ricerca fiorentina –. Le nostre osservazioni ci hanno suggerito di verificare se il suono emesso dal pipistrello fosse effettivamente un espediente di mimetismo acustico per produrre nei predatori una risposta analoga a quella data in presenza degli insetti”.

I ricercatori hanno quindi registrato sia i suoni emessi dagli imenotteri sia quelli prodotti dal pipistrello e, dopo averli confrontati, hanno condotto un esperimento di playback facendo ascoltare le registrazioni ai barbagianni e agli allocchi, predatori di Myotis myotis, che hanno confuso la natura dell’emittente evitando comportamenti aggressivi.

“Le specie di pipistrelli e di imenotteri che abbiamo studiato condividono alcune abitudini ed esigenze ecologiche, vivono in habitat simili e utilizzano analoghi rifugi (come spazi su edifici o fessure rocciose e cavità degli alberi), eppure per quanto ne sappiamo interagiscono a malapena fra loro – chiarisce Rita Cervo, docente di Zoologia e membro del team Unifi–. Ciononostante, analizzando i tracciati acustici abbiamo ritrovato nei versi dei due animali frequenze sonore analoghe e abbiamo così documentato il primo caso di mimetismo acustico interspecifico in un mammifero”.

“Il mimetismo è uno dei fenomeni più affascinanti in natura – conclude Cappa – e probabilmente la nostra scoperta sulle tattiche acustiche scalfisce solo la superfice di uno straordinario fenomeno che potrebbe riguardare molte altre interazioni evolutive tra specie diverse”.


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