Il ruolo dei mitocondri nel colangiocarcinoma

Uno studio fiorentino pubblicato sul “Journal of Hepatology” e finanziato dalla Fondazione AIRC ha evidenziato la centralità di una molecola nell'evoluzione di uno dei tumori più pericolosi per il fegato
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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La crescita di molti tumori maligni è sostenuta da uno specifico tipo di cellule con caratteristiche simili a quelle embrionali, definite ‘cellule staminali tumorali’. Queste cellule sono state descritte anche nel colangiocarcinoma, un tipo di tumore del fegato per il quale le terapie disponibili sono poco efficaci.

Lo studio condotto da Chiara Raggi del team di Fabio Marra del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica ha dimostrato che le cellule staminali tumorali del colangiocarcinoma possiedono specifiche caratteristiche metaboliche e usano i mitocondri, organelli situati all’interno della cellula, come fonte principale di energia, attraverso il processo di fosforilazione ossidativa.

I risultati della ricerca, realizzata con il contributo della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, sono stati pubblicati in un articolo su Journal of Hepatology, la più prestigiosa rivista nel campo delle malattie del fegato. “Mitochondrial oxidative metabolism contributes to maintain a cancer stem cell phenotype in cholangiocarcinoma” (DOI: 10.1016/S0168-8278(20)31753-0).

“Una precedente ricerca – spiega Raggi – ci aveva permesso di evidenziare che la coltura tridimensionale (in sfere) di cellule di colangiocarcinoma rappresentava un ottimo modello in vitro per studiare cellule staminali tumorali. Nello studio attuale invece abbiamo voluto valutare i parametri della respirazione delle cellule staminali del colangiocarcinoma e abbiamo riscontrato che la fosforilazione ossidativa era più significativa, il potenziale di membrana mitocondriale più elevato e la massa mitocondriale maggiormente cresciuta. In questo quadro abbiamo osservato anche che era espressa in maniera evidente PGC-1α, la più importante molecola che regola la biologia dei mitocondri. Inibendo questa molecola in vitro e in vivo abbiamo osservato che la crescita delle cellule staminali tumorali subiva un importante rallentamento”.

Che il ruolo di questa molecola potesse avere una centralità nell’evoluzione della malattia è stato confermato dal raffronto con i parametri clinici dei pazienti affetti da colangiocarcinoma. “Abbiamo riscontrato – evidenza la studiosa – che proprio nei casi più gravi, dove la patologia era già in uno stato di avanzamento importante, PGC-1 α era espressa in maniera molto marcata.  Questo dato – conclude Raggi – ci induce a pensare che la molecola possa rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico e dunque il punto di partenza per trattamenti più efficaci per questo tipo di tumore”. 


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