Tumore del colon e retto, identificate due nuove sentinelle della risposta terapeutica

Lo studio coordinato dai ricercatori Unifi conferma il ruolo di due geni nella progressione e nella farmacoresistenza del carcinoma colorettale, il più diffuso tumore in Italia.
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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Due nuovi marcatori molecolari della risposta alla chemioterapia nei pazienti con carcinoma colorettale sono stati identificati dal team Unifi coordinato da Enrico Mini per l’Oncologia e da Stefania Nobili per la Farmacologia, del Dipartimento di Scienze della Salute, in collaborazione con i ricercatori dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa. Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Cancer (“RNA sequencing reveals PNN and KCNQ1OT1 as predictive biomarkers of clinical outcome in stage III colorectal cancer patients treated with adjuvant chemotherapy”, doi: 10.1002/ijc.32326)

I ricercatori hanno confermato in via sperimentale la validità di due geni, PNN e KCNQ1OT1 – il cui ruolo nella progressione e nella farmacoresistenza tumorale è stato recentemente evidenziato dalla letteratura medica -, come marcatori molecolari in grado di indicare la risposta positiva alla chemioterapia in pazienti con carcinoma colorettale al terzo stadio.

“Il carcinoma colorettale è il tumore più frequente in Italia con oltre 50.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno – spiega Mini -, dei quali circa il 35% al terzo stadio. Una significativa percentuale di tali pazienti (circa il 30%), che riceve un trattamento chemioterapico post-operatorio standard, è soggetta a una ripresa della malattia, indipendentemente da parametri clinici e patologici convenzionali, quindi in modo imprevedibile. La nostra osservazione è significativa perché a oggi i biomarcatori predittivi della risposta terapeutica in questa fase della patologia sono scarsi”.

Grazie al sequenziamento del trascrittoma di campioni tumorali prelevati durante l’operazione chirurgica, il team ha analizzato le differenze nell’espressione genica di due gruppi di pazienti con prognosi opposta: con sopravvivenza libera da malattia maggiore di 5 anni o inferiore a 3 anni dall’intervento chirurgico e successiva terapia post-operatoria. PNN e KCNQ1OT1 sono stati identificati da un set di 108 geni risultati differenzialmente espressi nelle coorti di pazienti a prognosi favorevole e sfavorevole. In particolare, soltanto i pazienti con bassa espressione tumorale di PNN o KCNQ1OT1 hanno beneficiato del trattamento chemioterapico.

“Abbiamo confrontato i nostri dati sui due marcatori con quelli presenti in un database internazionale, il Gene Expression Omnibus (GEO) – commenta Nobili -, rintracciando la stessa correlazione tra sopravvivenza ed espressione genica su un elevato numero di pazienti. Se il valore predittivo dei due geni verrà ulteriormente confermato – conclude la ricercatrice – sarà possibile trattare i pazienti con terapie alternative, più mirate, e si potrà pensare a un vero e proprio targeting dei due geni con farmaci specifici”.


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