Nuove strumentazioni per la ricerca sul cancro

Tre team di ricerca Unifi si sono aggiudicati i finanziamenti previsti da un bando dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze per l'acquisto di apparecchiature di avanguardia per migliorare la ricerca oncologica del territorio metropolitano.

La lotta al cancro condotta dalla ricerca scientifica ha bisogno di strumentazioni di avanguardia. E’ stato questo il convincimento alla base dell’iniziativa  congiunta di Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze che nel 2016 hanno lanciato un bando per migliorare i laboratori e le strutture oncologiche del territorio metropolitano (Firenze, Empoli, Prato). Due i milioni di euro messi a disposizione in totale per nuove attrezzature  “MultiUser Equipment”, cioè fruibili da più gruppi di ricercatori.  Ad aggiudicarseli con i loro progetti, selezionati con il metodo di valutazione AIRC, sono stati tre team dell’Ateneo, coordinati da Annarosa Arcangeli, Luigi Messori e Paola Chiarugi.

“La stazione di imaging fotoacustico che abbiamo ricevuto grazie al finanziamento – spiega Annarosa Arcangeli, docente di Patologia generale – ci aiuta nella nostra ricerca, per ora di tipo preclinico, sul tumore  al colon retto e al pancreas. La strumentazione consente di capire, attraverso l’osservazione di vasi sanguigni molto piccoli, come cresce il tumore, di quanto afflusso di sangue beneficia (la cosiddetta vascolarizzazione del tumore) e l’efficacia o meno delle terapie che mirano a ridurre tale afflusso. Inoltre – continua Arcangeli – usando particolari traccianti,  si possono vedere le prime metastasi, ad es. il primo  dei linfonodi colpito dal tumore, detto ‘sentinella’,  verificando anche in questo caso quanto la terapia riesca a bloccare la metastatizzazione”. Il team dell’Ateneo è il primo in Italia a usufruire di questa apparecchiatura, attraverso cui si immettono, tramite laser, onde luminose sull’oggetto osservato, ricevendone onde sonore, poi analizzate per produrre immagini.

Il gruppo coordinato da Luigi Messori, docente di Chimica generale e inorganica,  usufruisce, invece, di un macchinario avanzato per la spettrometria di massa. “Serve a conoscere – precisa Messori –  cosa succede nelle cellule tumorali quando vengano assunti farmaci anticancro a base metallica, quali lo “storico” cisplatino ed i nuovi farmaci sviluppati presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze. La spettrometria di massa consente di decifrare il meccanismo di azione di questi farmaci mostrando come cambia il contenuto della cellula in termini di proteine (i cosiddetti studi proteomici) e piccole molecole  (studi metabolomici); si ottiene in tal modo un quadro completo della biochimica della cellula trattata”.

Se per i due team precedenti i macchinari sono entrati in funzione nel 2018, il gruppo di Paola Chiarugi, docente di Biochimica, già dal 2017 utilizza per le proprie ricerche due strumentazioni all’avanguardia. La prima è uno spettrometro di massa, di differente tipologia rispetto a quello del team di Messori, che analizza le piccole molecole  prodotte dal tumore quando esso si trasforma in patologia maligna. L’altra apparecchiatura è una piattaforma Seahorse per lo studio del metabolismo cellulare. “Mediante questo strumento – spiega Chiarugi – studiamo la fisiologia del tumore e il modo in cui esso si trasforma verso un fenotipo maligno”.


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