Covid-19, la memoria immunologica è mantenuta nel tempo e protegge dalle varianti

Su “The Journal of Clinical Investigation” e “Frontiers in Immunology” due pubblicazioni a cura del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica e dell’Azienda ospedaliero universitaria Careggi analizzano il mantenimento della risposta immunitaria a SARS-CoV-2 nel tempo e contro le varianti.

La risposta immunitaria nei confronti di SARS-CoV-2 sviluppata a seguito dell’infezione oppure grazie alla vaccinazione, è protettiva contro le principali varianti del virus, compresa Omicron.

È il risultato confortante che si ricava dalla ricerca sviluppata dal Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell’Università di Firenze e dall’Azienda ospedaliero universitaria Careggi. Lo studio, pubblicato di recente su “Frontiers in Immunology” [SARS-CoV-2 Spike-Specific CD4+ T Cell Response Is Conserved Against Variants of Concern, Including Omicron. Doi: 10.3389/fimmu.2022.801431], è stato realizzato su soggetti vaccinati o guariti da COVID-19.

“La risposta immunitaria agli agenti infettivi – spiega Francesco Annunziato, coordinatore dello studio insieme ad Alessandro Bartoloni e Gian Maria Rossolini – si compone della risposta umorale, data dagli anticorpi e della risposta cellulare, che coinvolge vari tipi di cellule del sistema immunitario. Il mantenimento di anticorpi e cellule specifiche costituisce la memoria immunologica che si riattiva in caso di un futuro incontro con il virus”.

“Nella nostra ricerca – aggiunge Annunziato – abbiamo dimostrato la capacità di una particolare componente dell’immunità cellulare, le cellule T CD4+, innescate dalla vaccinazione o dalla pregressa infezione, di riconoscere le varianti del virus, tra cui Omicron”.

Quanto a lungo si mantengano in circolo le cellule T CD4+ e gli anticorpi specifici per SARS-CoV-2 a seguito dell’infezione o della vaccinazione si ricava invece da un’altra ricerca che fa capo agli stessi coordinatori, pubblicata su “The Journal of Clinical Investigation” [SARS-CoV-2 infection and vaccination trigger long-lived B and CD4+ T lymphocytes: implication for booster strategies. Doi: 10.1172/JCI157990].

A distanza di 8 mesi dalla vaccinazione sono ancora rilevabili le cellule della memoria, mentre i livelli di anticorpi diminuiscono significativamente dopo 6 mesi, soprattutto nei soggetti senza pregressa infezione da Covid-19. Lo studio, inoltre, conferma che la terza dose di vaccino risulta efficace nel riattivare la memoria immunologica, in particolare in coloro che non hanno contratto la malattia. Anche in individui non vaccinati che erano stati ricoverati per Covid-19 a marzo-aprile 2020 e valutati fino a 12 mesi dall’infezione, l’andamento della risposta immunitaria mostra una riduzione degli anticorpi e il mantenimento, seppur in numero ridotto, delle cellule della memoria.

“Nell’insieme – commenta Annunziato – queste osservazioni consentono di rispondere ad alcune delle domande più attuali nella pandemia da Covid-19, quanto duri la risposta immunitaria indotta dal vaccino e quanto questa sia conservata nei confronti delle varianti”.


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