Dalle aule universitarie a Lesbo, il diritto internazionale e la sua applicazione

Per la sua tesi si è occupata dell’accordo tra Unione europea e Turchia sulla gestione dei flussi migratori verso Occidente. Adesso, grazie a un tirocinio presso un’Ong, sta toccando con mano come l’intesa viene tradotta sul campo. Allegra Salvini cura una rubrica sul sito fiorentino di Repubblica, dal titolo “Cartoline da Lesbo” dove racconta la sua esperienza
Allegra Salvini a Lesbo

 

Allegra Salvini, laureata a dicembre in Scienze politiche, indirizzo studi internazionali. Qual è il bilancio del suo percorso di studi universitario?

Dopo tre anni di Scienze Politiche, due alla Cesare Alfieri a Firenze e uno in un’università nel Regno Unito (Scozia) posso dire di essere più che soddisfatta del mio percorso. All’inizio ho vissuto un momento di spaesamento: ho sempre avuto passione per la storia dell’arte e non aver scelto questo corso di studi è stato per me motivo di tormento per quasi due anni. Poi è prevalsa la volontà di mettermi in gioco in materie come il diritto, l’economia, la scienza politica di cui sapevo poco o niente. E così mi sono appassionata ad alcune discipline che ho deciso di portare avanti anche con la tesi di diritto internazionale, nella quale ho affrontato il contestatissimo accordo tra l’Unione Europea e la Turchia per bloccare i flussi migratori diretti verso gli stati europei siglato nel marzo 2016. Sotto la guida di Micaela Frulli ho analizzato in che misura questo accordo fosse conforme o meno alle norme di diritto internazionale e di diritto europeo. E così è iniziata l’indagine.

Sta svolgendo un tirocinio presso una ONG nell’isola di Lesbo. Di che cosa si occupa principalmente? 

Sono ormai da circa quattro mesi sull’isola di Lesbo in Grecia, punto nevralgico ormai dal 2015 delle rotte migratorie provenienti da Medio Oriente ed Africa. Dopo l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia (2016), tutti i richiedenti asilo che arrivano sulle isole greche, prima tra tutte quella di Lesbo, sono obbligati a rimanerci fino a quando non viene data una risposta positiva alla loro richiesta di asilo: in media dagli 8 ai 12 mesi. In caso contrario vengono detenuti e poi rimpatriati, chi nel proprio paese di origine, chi in Turchia (a seguito proprio dell’accordo). Oggi sull’isola circa 9000 persone tra migranti e richiedenti asilo risiedono in hotspot/campi profughi. I migranti che arrivano a Lesbo lo fanno illegalmente in viaggi notturni su gommoni o barche di fortuna salpando dalle coste turche. Una volta arrivati vengono direttamente portati dalle autorità nel campo di Moria dove, dopo aver lasciato le proprie impronte digitali, viene loro assegnata una tenda o un container. Le informazioni che vengono loro date sono minime e non sufficienti a capire come il complesso sistema funzioni.

Per colmare questa enorme lacuna informativa la ONG con cui sto lavorando si occupa proprio di diffusione di informazioni relative ai servizi presenti nel campo e sull’isola (cure, istruzione, vestiario, medicine) e relative alla procedura d’asilo (come fare domanda, dove trovare gli uffici, come avere accesso ad una consulenza legale, quali sono i diritti dei richiedenti asilo, etc). La ONG fa un lavoro di community-based-protection, vale a dire forma, attraverso training settimanali, un numero limitato di richiedenti asilo di diverse nazionalità i quali hanno poi il compito di diffondere queste informazioni all’interno delle proprie comunità, per noi irraggiungibili per questioni di lingua e fiducia. Per portare avanti questo programma organizzo, insieme al mio team, incontri con membri di diverse comunità presenti sull’isola durante i quali promuoviamo la diffusione di informazioni. Allo stesso tempo, aiuto nel lavoro d’ufficio nella rilevazione di dati, statistiche relative al numero di arrivi sull’isola, di rimpatri in Turchia e di rimpatri verso altri paesi.

Al termine del tirocinio, ha già in mente un progetto a cui dedicarsi?

A brevissimo termine vorrei continuare a scrivere le mie “Cartoline da Lesbo” per il sito di Repubblica Firenze. Ho infatti aperto una rubrica con questo nome dove ogni settimana pubblico storie di persone, di eventi, di momenti di solidarietà che vivo ogni giorno qui a Lesbo. L’intento principale è sensibilizzare chi legge e far vedere la realtà di chi non viene “a rubarci il lavoro”, ma ha storie di sofferenza, di lutti, di persecuzione, di guerra alle spalle. Ecco, credo che si parli troppo poco spesso di queste cose e troppo, invece, di paura e di protezionismo. Allo stesso tempo voglio parlare di quello di cui nessuno mai parla: i raggi di luce in mezzo a situazioni di buio completo. Voglio dare una prospettiva positiva su chi si trova per cause non prevedibili a scontare un triste destino in questo posto ma che, nonostante ciò, si dà da fare per migliorare il proprio futuro, per integrarsi in Europa e per ripartire da zero.

A settembre, poi, ricomincerò gli studi: mi hanno da poco accettata a Londra presso la London School of Economics (LSE) per un Master in International Migration che è esattamente quello in cui voglio specializzarmi adesso. Nel frattempo vorrei continuare a portare avanti lo studio dell’arabo che ho iniziato qui a Lesbo.
Che suggerimenti si sentirebbe di dare ai suoi colleghi che stanno per concludere la carriera universitaria?

Un suggerimento che mi sento davvero di dare a tutti i miei colleghi , laureandi, laureati e a chi è ancora agli inizi: non è mai tempo perso impiegare un anno a lavorare, fare volontariato o un tirocinio! Tutti i mesi dedicati a fare una qualsiasi esperienza che sia legata al proprio percorso di studi (anche l’Erasmus durante gli studi) sono un vero e proprio investimento. Se si riesce a finire i propri studi più o meno negli anni prestabiliti e si utilizza sei, nove mesi o un anno della propria vita a svolgere una qualsiasi attività in Italia, in Europa o fuori che serva a farci vedere da vicino il mondo del lavoro, questo non farà che accrescere la nostra determinazione nelle scelte future. Nella mia esperienza “perdere” nove mesi ha contribuito senz’altro a farmi capire meglio cosa non vorrò fare in futuro, cosa potrei voler fare e, soprattutto, cosa sono brava a fare!


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