Un viaggio nell’altro e nell’altrove

Escono dagli archivi i filmati inediti di Paolo Graziosi, direttore del Museo di Antropologia e Etnologia e fondatore dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Raccontano, attraverso lo sguardo della sua cinepresa, le ricerche del più importante studioso italiano di arte preistorica.

Passione, impegno, lavoro di squadra, fatica e soddisfazione. Potrebbero essere queste le parole che descrivono la spedizione scientifica del 1953 guidata da Paolo Graziosi per analizzare alcuni segni grafici trovati sulle pareti di una grotta dell’isola di Levanzo, nell’Arcipelago delle Egadi .

Accompagnato dai suoi allievi e futuri eredi scientifici, Paolo Graziosi, dell’Istituto di Paletnologia dell’Università di Firenze, analizzò quelle che costituiranno il complesso di figure parietali preistoriche più interessante d’Italia, casualmente scoperto da una donna che si trovava in vacanza nell’isoletta siciliana.

La grotta di Cala Genovese, infatti, presenta incisioni e figure dipinte risalenti a due epoche preistoriche molto distanti tra loro, che testimoniano l’esistenza di due culture diverse nello stesso luogo: le incisioni risalgono all’età mesozoica, mentre le pitture sono riferibili a culture più tarde, probabilmente neolitiche.

Quando possibile, il professor Graziosi era solito documentare le sue spedizioni con delle riprese cinematografiche in 16mm: grazie al Laboratorio Multimediale di Ateneo è stato possibile recuperare i negativi originali – conservati presso l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – e procedere quindi alla loro elaborazione.

Ciò che vediamo nel documentario curato da Luca Bachechi non è soltanto il lavoro di scavo o l’analisi stratigrafica del sito, quanto la passione di un gruppo di studiosi che si dedica con entusiasmo alla ricerca nonostante le condizioni di lavoro non proprio ottimali.

Volti sorridenti e momenti di convivialità si alternano a immagini dei luoghi circostanti e di persone del posto, come pescatori, donne che cuciono le reti, bambini: tutto sembra contribuire a rendere magico un luogo fuori dal tempo che infatti ha conservato intatte, per millenni, le tracce delle origini dell’umanità.

Un altro prezioso documento cinematografico conservato nell’archivio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e riportato alla luce da Maria Gloria Roselli è costituito dall’insieme di immagini che Graziosi raccolse durante una missione del 1955 in Pakistan, nella zona vicina al confine afgano. La missione faceva parte della spedizione italiana al K2 capitanata da Ardito Desio, che l’anno precedente raggiunse la vetta segnando il primato italiano. (guarda il video)

Il gruppo, costituito da Paolo Graziosi, dal geologo Antonio Marussi, da Desio e altri uomini del luogo, era diretto nelle ripide valli del Chitral, dove risiedeva la popolazione dei Kalash – o Kafiri – che in lingua araba significa “infedeli”. A causa delle difficoltà di accesso alle valli, infatti, i Kafiri avevano mantenuto intatte nel tempo le loro usanze e la loro cultura, resistendo all’islamizzazione.

Il documentario accompagna il pubblico attraverso fiumi da guadare e fragili ponti di corda da superare nell’impervio viaggio per raggiungere le valli dove i Kalash si dedicano alla pastorizia e all’agricoltura.

Determinato a conoscere la cultura e la vita spirituale e religiosa di questo popolo, Graziosi chiese di assistere ad un rituale sciamanico e alle danze tradizionali, oltre a dedicarsi ad analisi antropometriche. Quale direttore del Museo di Antropologia e Etnologia dell’Università di Firenze, raccolse collezioni di oggetti e manufatti  oggi esposti in quella sede,  testimonianza di un’etnia  che continua a suscitare l’interesse degli studiosi e le cui origini restano ancora oggi misteriose.


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