Il Massive Open Online Course (MOOC), liberamente disponibile online su Ipazia, analizza temi trainanti, intuizioni, errori, standard e implicazioni scientifiche legati all’evoluzione tecnologica e alle capacità computazionali dei calcolatori dalla metà dell’800. Ne parliamo con Franco Bagnoli, docente del Dipartimento di Fisica e Astronomia.
Perché un corso sulla storia dell’informatica, oggi, e quale innovazione mira a portare nel panorama già consolidato del tema?
Al contrario di quello che avviene per discipline come la fisica e la chimica, influenzate da economia e politica ma sulle quali la storia ha avuto un impatto piuttosto marginale, la storia dei computer è a metà tra la letteratura e la scienza. L’informatica – o, come sarebbe meglio chiamarla, la “computer science” – è una disciplina incrementale e quindi sono importanti tradizioni e standard: per capire perché Windows è fatto in una certa maniera, bisogna conoscere come era fatto il DOS, il VMS, l’architettura dei computer degli anni ‘80, e così via. Ci sono state “forze” preponderanti nelle diverse epoche e queste hanno plasmato la ricerca e la tecnologia che sta dietro all’informatica. All’inizio era il calcolo, poi ci sono stati i militari, poi i giochi arcade e le consolle, poi l’office automation, quindi Internet, e così via, solo per arrivare agli anni ‘90 del secolo scorso.
A chi si rivolge il corso e come è strutturato?
Di base penso che sia un corso che può interessare tutti, visto che tutti usiamo computer o device elettronici, e non è un corso particolarmente tecnico. Se è vero che per usare qualcosa non importa conoscere com’è fatto dentro, credo che sia importante sapere in linea di massima come funziona per usarlo al meglio. La base del corso sono state le mie lezioni, che ho espanso e suddiviso in modo da avere dei moduli omogenei. Abbiamo curato in particolare le immagini, mentre il testo è stato a sua volta complimentato grazie all’opera della dottoressa Maria Fiorenza, che ha individuato anche gli argomenti di verifica. La fruizione non richiede particolari competenze, se non un minimo di conoscenza della matematica e della tecnologia, mentre se si è appassionati alla tecnologia “vintage”, sarà affascinante l’ingegnosità dimostrata dai tecnici che riuscivano a fare cose meravigliose con un hardware limitatissimo. Alcuni studenti si sono messi a ricreare (magari in mondi virtuali) hardware obsoleto solo per dimostrare che è possibile farlo.
Quale contributo dà al corso l’utilizzo della tecnologia e la modalità del MOOC rispetto a prodotti più tradizionali?
Quasi tutti i miei corsi sono normalmente registrati e resi disponibili, il MOOC però ha una regia e una sceneggiatura accurata e viene accompagnato da una grande quantità di materiale di supporto. La fruizione libera, previa registrazione, e la possibilità di certificare l’apprendimento attraverso un attestato di partecipazione forniscono sia uno stimolo che un riconoscimento diverso rispetto a seguire, per esempio, una serie di lezioni su YouTube.
Perché ha ritenuto utile produrre un corso sulla storia del computer quando la tecnologia continua a progredire a ritmi vertiginosi, allontanandosi sempre più velocemente dai “luoghi” di partenza? A che serve guardare al passato quando dobbiamo essere sempre più capaci di guardare al futuro?
Anche il futuro verrà presumibilmente costruito con la modalità del passato, tanto più se utilizzeremo sempre di più l’intelligenza artificiale, che ha costruito la propria conoscenza del mondo “studiando” la nostra storia. Credo che un’intelligenza artificiale marziana, anche se fosse costruita con la stessa “logica” di quella terrestre, sarebbe molto diversa se la “storia” dell’informatica marziana fosse radicalmente diversa da quella terrestre.