Cellule umane ‘hackerano’ il SARS-Cov-2 grazie all’editing dell’RNA

Uno studio del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr e l’Ispro, pubblicato su Science Advances, ha messo in evidenza l’attivazione di uno dei meccanismi dell’immunità innata contro il virus.

Pubblicato su Science Advances uno studio condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc), sotto il coordinamento di Silvo Conticello, e dall’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro), assieme a ricercatori dell’Università di Firenze, che mostra come i nostri processi cellulari siano in grado di “hackerare” il codice genetico del Sars-Cov-2 mediante un processo noto come “editing” dell’RNA.

L’idea progettuale nasce da Giorgio Mattiuz (Unifi) , assegnista di ricerca Unifi , con i colleghi Salvatore Di Giorgio e Filippo Martignano (Ispro) che hanno svolto le analisi bioinformatiche alla base della pubblicazione.

Dell’editing dell’RNA sono responsabili gli ADAR e gli APOBEC, un gruppo di enzimi con ruoli fisiologici che spaziano dai processi dell’immunità all’aumento dell’eterogeneità all’interno delle cellule. Gli ADAR e gli APOBEC convertono due dei quattro componenti dell’RNA – le adenine e le citosine – in inosine e uracili, causando alterazioni genetiche. Le mutazioni indotte però non sempre riescono a danneggiare il genoma virale e possono anzi contribuire all’evoluzione del virus. I fattori fisiologici che influenzano l’efficacia dell’editing possono rappresentare una delle variabili che determinano la risposta individuale al virus e il loro studio potrebbe fornire indicazioni su fattori di rischio e prognostici.

“Nello studio – spiega Mattiuz -, il sequenziamento dell’RNA del virus, ossia la tecnica usata per assemblare la sequenza dei genomi virali, è stato sfruttato per la prima volta dai colleghi di ISPRO Salvatore Di Giorgio e Filippo Martignano per identificare mutazioni a bassa frequenza, operate dagli enzimi per tentare di attuare il meccanismo di difesa”.

“Anche se il solo editing dell’RNA non è in grado di contrastare l’infezione, averlo individuato mette in evidenza il tallone d’Achille del virus – aggiunge Conticello -. E lo sviluppo di strumenti in grado di migliorare l’efficienza di quel processo potrebbe gettare le basi per terapie precoci, con un approccio valido non solo contro il Sars-Cov-2, ma anche contro altri tipi di virus. Inoltre – conclude il ricercatore -, nel breve termine, l’analisi delle mutazioni inserite dagli ADAR e dagli APOBEC può aiutarci a individuare regioni del genoma virale importanti per il suo ciclo vitale: quest’informazione può aiutarci a sviluppare terapie mirate per bloccare la replicazione del virus all’interno della cellula”.


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