Diete personalizzate per combattere la Sindrome di Behçet

Un regime nutrizionale arricchito di butirrato può favorire un migliore decorso della malattia. Sono le anticipazioni di uno studio preliminare Unifi che apre la strada a un'indagine sugli effetti a lungo termine di tale strategia.
Romina Nassini di FloNext

Diete mirate possono ripristinare il disequilibrio del microbiota intestinale che risulta coinvolto nei meccanismi patogenetici della Sindrome di Behçet (SB). Su queste promettenti premesse si fonda uno studio che mira a chiarire i benefici di interventi dietetici personalizzati, basati sull’assunzione di acido butirrico, per la prevenzione cardiovascolare nei pazienti con SB. I risultati preliminari sono stati pubblicati su Circulation Research dal gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica e del Dipartimento di Scienze Biomediche, Sperimentali e Cliniche “Mario Serio” dell’Università di Firenze, coordinati da Domenico Prisco e da Claudia Fiorillo.

“La Sindrome di Behçet – spiega Giacomo Emmi, primo autore dello studio – è una rara malattia infiammatoria sistemica dei vasi, che coinvolge differenti organi e apparati ed è spesso associata a manifestazioni cutanee e delle mucose, articolari, oculari e gastrointestinali. Fra le conseguenze più frequenti e gravi di questa sindrome ci sono gli eventi trombotici ricorrenti e gli aneurismi. Una peculiarità della Sindrome di Behçet – prosegue il ricercatore – è rappresentata dal fatto che le trombosi sono di natura infiammatoria e non causate esclusivamente da alterazioni della coagulazione come invece avviene in altre patologie”.

Il team di ricercatori fiorentini ha approfondito le origini dello stato infiammatorio alla base di tali eventi trombotici, ricollegandolo a delle alterazioni del microbiota intestinale nei pazienti con SB e in particolare alla ridotta produzione di butirrato, un acido grasso a catena corta direttamente implicato nella risposta immune. Tali evidenze, frutto del lavoro pregresso delle due unità di ricerca, hanno chiarito che il butirrato è coinvolto nella regolazione dei neutrofili, un gruppo di globuli bianchi che, attraverso meccanismi di stress ossidativo, è all’origine delle trombosi infiammatorie.

“Viste le crescenti evidenze di una stretta associazione tra microbiota intestinale e malattie cardiovascolari – racconta Emmi – abbiamo ipotizzato una correlazione tra la modulazione della dieta e la riduzione dei meccanismi ossidativi/infiammatori alla base degli eventi trombotici”.

I ricercatori hanno quindi arruolato 17 pazienti affetti da SB in uno studio pilota durato 3 mesi: otto pazienti hanno ricevuto un’integrazione di butirrato, mentre nove hanno seguito una dieta latto-ovo-vegetariana (ovvero priva di carne e pesce e ricca di inulina e cibi contenenti amido resistente) con l’obiettivo di favorire nella flora intestinale la produzione dello stesso acido grasso.

“Dopo tre mesi di dieta ricca di butirrato (sia tramite integratori sia per produzione endogena stimolata dalla dieta latto-ovo-vegetariana) abbiamo constatato una riduzione tanto a livello dello stato ossidativo quanto dei parametri indicativi del processo trombotico – commenta Matteo Becatti, ultimo firmatario dell’articolo -. Queste variazioni erano associate a un considerevole miglioramento in termini di progressione della malattia, che ha permesso di ridurre in maniera significativa la terapia steroidea utilizzata per questi pazienti”.

Lo studio pilota procederà ora in collaborazione con l’unità di ricerca del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica coordinata da Francesco Sofi, con un’indagine su più ampia scala che dovrà chiarire gli effetti a lungo termine sui pazienti con SB di un regime nutrizionale arricchito di butirrato.


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