Donne e brevetti: inventrici Unifi protagoniste

La partecipazione femminile al trasferimento tecnologico è cresciuta tra il 2021 e il 2022, con le ricercatrici fiorentine sempre più al centro. Ne parlano le docenti Barbara Richichi e Annarosa Arcangeli
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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Dai laboratori all’industria, passando dagli spin-off, il trasferimento tecnologico made in Unifi è sempre più “femminile”. Tra il 2016 e il 2022 le famiglie brevettuali che presentavano un’inventrice nel gruppo di ricerca hanno sempre superato il 50%, con un “balzo” in avanti tra il 2021 e lo scorso anno, passando dal 54,7% al 59,3%. In quest’ultimo periodo si è registrato anche un incremento delle famiglie brevettuali (dal 23,2% del 2021 al 27,8% del 2022) in cui una donna è capofila del progetto.

Questo spaccato dà conto del ruolo da protagonista delle ricercatrici Unifi non solo nella ricerca di base ma anche nella sua applicazione a beneficio della società. A testimoniarlo sono i traguardi raggiunti da Barbara Richichi e Annarosa Arcangeli.

Barbara Richichi

Barbara Richichi, docente di Chimica organica del Dipartimento di Chimica ‘Ugo Schiff’ – DICUS, è titolare di un recente brevetto statunitense/PCT incentrato sullo sviluppo di piccole molecole (Fucosyltransferase specific inhibition using fucose mimetic), rilasciato lo scorso anno. A breve sarà capofila di un altro focalizzato sulle nanotecnologie (Multifunctional hybrid cellulose nanocrystal-gold nanoparticles and use thereof in medicine). Entrambe le invenzioni si inseriscono nel campo della medicina di precisione in ambito oncologico e coinvolgono come co-titolari Istituzioni eccellenti in Italia, in Europa e negli Stati Uniti.

“Le piccole molecole, definite glicomimetici, sviluppate dalla ricerca concretizzatasi nel primo brevetto – spiega Richichi – sono in grado di bloccare in modo specifico l’attività di determinati enzimi, responsabili nelle cellule tumorali della produzione eccessiva e senza controllo di alcune macromolecole complesse, i glicani. Questi ultimi – prosegue – sono le impronte digitali della maggior parte dei tumori e permettono alle cellule cancerose di resistere ai trattamenti chemioterapici e sfuggire alle difese immunitarie”.

Grazie a questo brevetto Richichi – insieme a Marco Marradi del Dipartimento di Chimica – ha ottenuto un finanziamento europeo nell’ambito del programma di Horizon Europe (MSCA-DN 2022 – Doctoral Networks).

“È importante essere consapevoli di quanto siano ‘impegnative’ tutte le fasi del trasferimento tecnologico, di cui il brevetto costituisce una tappa intermedia – afferma la Richichi –. Per le ricercatrici, questo percorso risulta ancora più difficoltoso, in quanto maggiormente chiamate a bilanciare le necessità della loro famiglia con la mole di lavoro da compiere affinché la loro scoperta, seppur brevettata, non rimanga un semplice numero sul curriculum o in qualche archivio. A questo proposito – conclude la ricercatrice fiorentina – è stato fondamentale per me il supporto ricevuto dall’Ufficio UF KTO-Proprietà intellettuale/industriale e laboratori congiunti di Unifi, che segue attivamente i ricercatori e le ricercatrici dalle prime fasi della definizione e stesura della domanda di brevetto a quelle più complesse della sua valorizzazione”.

Annarosa Arcangeli

Annarosa Arcangeli, docente di Patologia generale presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, specializzata in ematologia e oncoematologia, è stata creatrice di vari brevetti, alcuni dei quali hanno consentito il lancio di nuovi spin-off in Ateneo.

L’ultimo in ordine cronologico è MCK Therapeutics (Membrain Channels of Potassium Therapeutics), che nasce da un brevetto messo a punto da quattro inventrici: oltre ad Arcangeli, Claudia Duranti, Silvia Crescioli e Laura Carraresi.

La storia di questo brevetto si intreccia con l’intera attività condotta dalla docente Unifi: il ruolo dei canali ionici nei tumori e la creazione di anticorpi specifici. Il gruppo di ricercatrici condotto da Arcangeli ha scoperto che un particolare canale del potassio (l’hERG1), coinvolto a livello cellulare soprattutto nel tessuto cardiaco, è espresso nelle cellule tumorali insieme a un’altra proteina, (l’integrina β1).

A quel punto, il team ha lavorato alla produzione di un particolare anticorpo a singola catena “definito in gergo diabody – spiega Arcangeli – per la capacità di individuare le due proteine, in grado di inibire crescita neoplastica, migrazione e metastatizzazione di cellule tumorali”.

 Arcangeli ha assistito a grandi trasformazioni nel mondo scientifico, che hanno reso più facile alle donne lasciare il segno nella ricerca e nelle invenzioni. “Prima non era possibile sospendere dottorato e assegno di ricerca durante il periodo di maternità. Anche il trasferimento tecnologico tra gli anni ’80 e i 2000 era difficile per noi donne; risultava molto complicato anche solo ottenere il brevetto e spesso le ricercatrici eravamo abbandonate a noi stesse. Adesso, invece, Unifi ci accompagna dalle prime fasi del deposito del brevetto fino alla creazione dello spin-off. A ogni modo – conclude – il mondo della ricerca ha raggiunto la parità nelle percentuali di uomini e donne, ma c’è ancora molta strada da fare per quanto riguarda le posizioni apicali, in particolare nel settore medico”.

Infine, sia per Arcangeli che per Richichi “servirebbero più efficaci politiche di sostegno alle ricercatrici, soprattutto per supportarle nella gestione della famiglia, e capaci allo stesso tempo di valorizzare le peculiarità che differenziano l’approccio femminile allo studio e alle persone da quello maschile”.


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