L’albero di Natale che fa bene all’ambiente

La tesi di un laureato della Scuola di Agraria ha ricostruito il ciclo di vita degli abeti veri e di quelli di plastica e il costo in termini di sostenibilità ambientale. Il perché di una scelta naturale anche nella guida del Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali.
coltivazione di abeti in Casentino
coltivazione di abeti in Casentino

Se nella scelta dell’albero di Natale abbiamo a cuore l’ambiente, non ci sono dubbi, è meglio quello naturale rispetto a uno di plastica. Lo ha spiegato, nella sua tesi, Lapo Azzini, laureato della magistrale in Scienze e tecnologie dei sistemi forestali della Scuola di Agraria, che ha studiato il ciclo di vita dei due prodotti, per determinare il rispettivo impatto ambientale.

Grazie alla disponibilità di aziende agricole del territorio e della Coldiretti di Arezzo, la tesi ha confrontato, tra le altre, le emissioni di CO2 equivalente – il parametro utilizzato per la valutazione degli impatti sull’effetto serra – di un abete prodotto in Casentino e di due articoli in plastica delle stesse misure provenienti dalla Cina, uno in versione economica (base) e uno più costoso ed esteticamente più apprezzabile (premium). L’analisi è stata svolta per comparare il “costo” ambientale in termini di energia utilizzata per l’approvvigionamento e la trasformazione dei vari materiali in tutte le fasi, incluso il trasporto a Firenze.

“Anche escludendo le emissioni generate dallo smaltimento delle due tipologie di albero e senza considerare che per produrli in un caso si utilizza carbonio fossile e nell’altro biogenico – spiega Azzini nella sua tesi, che ha avuto come relatore Enrico Marchi e correlatori Giacomo Goli, Francesco Paolo Nicese, Andrea Laschi e Francesco Del Pero e Massimo Delogu -, quello coltivato nelle aziende agricole ha un impatto sul riscaldamento globale molto ridotto rispetto a quello artificiale. I conti infatti ci mostrano che, pur ipotizzando di sostituire l’albero naturale ogni anno, per poter pareggiare le emissioni, per un abete artificiale di tipo “base” sono necessari 15 anni di riutilizzo e che nel caso della tipologia“premium”  sono  necessari addirittura 38 anni”.

Oltre alle emissioni, occorre anche considerare il fattore positivo legato alla valorizzazione del settore agricolo e forestale locale, come spiega la guida per la scelta responsabile dell’albero di Natale pubblicata dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali, che spiega perché scegliere un abete vero sia il modo più concreto per preservare l’ambiente.


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