Microplastiche nell’atmosfera, l’impatto sulle piante

Quali sono gli effetti delle microplastiche sospese nell’aria sulle foglie delle piante? Una prima risposta viene da uno studio Unifi pubblicato sul Journal of Hazardous Materials.
Una pianta di Tillandsia usneoides, la specie utilizzata per gli esperimenti
Una pianta di Tillandsia usneoides, la specie utilizzata per gli esperimenti

L’impatto dell’inquinamento atmosferico sulle piante da microplastiche è al centro di uno studio tutto fiorentino coordinato da Ilaria Colzi, Cristina Gonnelli e Alessio Papini del Dipartimento di Biologia e svolto in collaborazione con Sandra Ristori del Dipartimento di Chimica. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista internazionale Journal of Hazardous Materials, in un articolo dal titolo Plastic is in the air: Impact of micro-nanoplastics from airborne pollution on Tillandsia usneoides (L.) L. (Bromeliaceae) as a possible green sensor (DOI: https://doi.org/10.1016/j.jhazmat.2022.129314)

“Le foglie delle piante – premettono Colzi, Gonnelli e Papini – sono uno dei principali bersagli dell’inquinamento atmosferico e le loro superfici ampie e irregolari hanno un ruolo chiave nell’intercettare una grande porzione di particelle sospese nell’aria e, tra queste, le microplastiche. Inoltre, comprendere quali sono gli effetti di questi inquinanti sulle foglie delle piante – affermano gli studiosi fiorentini – ha importanti implicazioni per una valutazione del rischio che tali materiali possono portare alla sicurezza del nostro ecosistema”.

Per lo studio è stata presa in esame una specie appartenente al genere Tillandsia, una pianta modello molto utilizzata per il biomonitoraggio e lo studio dell’inquinamento atmosferico.

“Abbiamo somministrato alle piante, per via aerea, diverse tipologie di microplastiche – spiega Colzi – impiegando dei box appositamente progettati e ideati, dotati di un sistema di ricircolo dell’aria in modo da tenere sempre sospese le particelle”.

“In particolare, – prosegue la ricercatrice – sono state utilizzate 4 differenti plastiche selezionate tra quelle che si ritrovano più frequentemente in atmosfera, cioè policarbonato (PC) polietilene (PE), polivinilcloruro (PVC) e polietilentereftalato (PET). Un ulteriore aspetto innovativo del lavoro è stato quello di testare delle microplastiche sottoposte ad un “invecchiamento accelerato” attraverso irradiazione con raggi UV ed esposizione a calore, in modo da simulare alcuni dei processi a cui tali particelle vanno incontro una volta introdotte nell’atmosfera. Lo scopo è stato quello di verificare se, con la loro permanenza nell’ambiente, le microplastiche possono cambiare la loro potenziale tossicità”.

Al termine degli esperimenti è stata evidenziata una marcata riduzione della crescita delle piante, ma in maniera differente a seconda del tipo di polimero e dell’invecchiamento. Il PVC è stato infatti il più tossico nel suo stato originario, mentre il PC è risultato più tossico dopo il processo di invecchiamento accelerato.

“Questo – aggiunge Colzi – implica che la permanenza delle microplastiche nell’ambiente può diminuire o aumentare la tossicità delle particelle e quindi il loro impatto sulle piante. Oltre a una riduzione della crescita, le microplastiche hanno causato un’alterazione generale dello stato fisiologico delle piante, con una riduzione dell’efficienza fotosintetica e cambiamenti nel contenuto di micro e macro-nutrienti nei tessuti della pianta, indice di un’alterata assimilazione di tali elementi. Attraverso analisi di microscopia, diverse microplastiche sono state localizzate a livello dei tricomi (peli) fogliari”.

“I dati ottenuti in questo lavoro – conclude la ricercatrice fiorentina – mostrano che l’inquinamento atmosferico da microplastiche può rappresentare una minaccia diretta per le piante, sollevando così preoccupazioni in merito possibili conseguenze negative per l’intero ecosistema. Inoltre, ulteriori ricerche di questo tipo dovrebbero essere estese anche ad altre specie vegetali, come le piante orticole, al fine di valutare il trasferimento di microplastiche nella catena alimentare e il conseguente impatto sulla qualità degli alimenti e sulla salute umana”.


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