Numerosità e colore: un legame inscindibile

Una ricerca pubblicata sulla rivista iScience apre nuove prospettive sulla relazione tra la capacità di stimare un insieme numerico e il modo in cui il cervello classifica le informazioni cromatiche
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Quanto contano i colori quando stimiamo una quantità? Una nuova pubblicazione condotta dall’Ateneo fiorentino rivela che il nostro cervello non si limita a “contare”, ma lo fa distinguendo automaticamente tra categorie cromatiche. Una scoperta che apre nuove prospettive nella comprensione dei meccanismi percettivi alla base della visione numerica.

Lo studio, pubblicato su iScience e intitolato “Colour-selective numerosity adaptation depends on the automatic categorization of coloured information”, ha visto la collaborazione tra il Dipartimento di Fisica e Astronomia e il Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino (NEUROFARBA) e l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa.

“Nel muoverci nell’ambiente circostante siamo in grado di percepire il numero di oggetti o persone che abbiamo di fronte in maniera immediata e simile a come percepiamo altre caratteristiche come la forma o il movimento – spiega Roberto Arrighi, docente di Neuropsicologia e neuroscienze cognitive del NEUROFARBA –. Oggi sappiamo che questa capacità è presente in molte specie animali e dipende dall’attività di specifiche popolazioni neurali sensibili a variazioni numeriche”.

Cosa succede, però, se siamo di fronte a stimoli che appartengono a categorie diverse? Possono i nostri neuroni “contare” separatamente oggetti di tipi diversi? Questo studio segna un passo importante per rispondere a queste domande.

I ricercatori hanno utilizzato la tecnica dell’adattamento percettivo, metodo utilizzato in psicofisica per studiare le risposte neurali a livello comportamentale. Questa tecnica consiste nell’esporre l’osservatore a uno stimolo capace di indurre un errore sistematico nelle successive stime percettive.

“Per esempio, se osserviamo un insieme molto numeroso di oggetti e subito dopo dobbiamo stimarne un altro, tendiamo a sottovalutarne la quantità. Questo mostra come la nostra visione possa essere facilmente ‘ingannata’ dal contesto” spiega Massimo Gurioli, docente del Dipartimento di Fisica e Astronomia e presidente del corso di laurea in Ottica e Optometria.

Tuttavia, l’adattamento percettivo non è un difetto, ma un vantaggio del nostro sistema visivo. “Serve a migliorarne l’efficacia – aggiunge Giovanni Anobile, docente di Neuropsicologia e neuroscienze cognitive –. Confrontare due insiemi simili è più facile se i nostri sensi si adattano alla quantità numerica più rilevante in quel momento”.

Il nuovo studio aggiunge un’importante precisazione: questo meccanismo funziona solo se gli oggetti da confrontare appartengono alla stessa categoria. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che l’effetto di adattamento percettivo diminuisce molto se gli oggetti cambiano colore.

“Che oggetti diversi vengano classificati in base alla categoria di appartenenza è senza dubbio qualcosa di estremamente utile per il sistema, ma se questo avvenga in maniera automatica o a seguito di un ragionamento a posteriori è meno scontato” chiude Paolo Antonino Grasso, primo autore dello studio e docente del corso di laurea in Ottica e Optometria al Dipartimento di Fisica e Astronomia. “I nostri risultati suggeriscono che il colore sia in grado di determinare una robusta distinzione tra categorie cromatiche e che questo fenomeno avvenga a prescindere dalla nostra volontà. È probabile che la relazione tra numerosità e colore si sia sviluppata in maniera adattiva allo scopo di massimizzare la performance di stima numerica”.


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