Ottica, gli studenti coprotagonisti delle ricerche

Calcolare la distanza di utilizzo degli smartphone, indagare la protezione della retina dalla luce blu: al corso di laurea in Ottica e optometria studentesse e studenti lavorano fianco a fianco dei ricercatori su argomenti di punta del settore. E pubblicano su riviste internazionali.

L’uso degli smartphone è ormai esteso a persone di tutte le età e la lettura su dispositivi digitali sta rapidamente rimpiazzando quella su supporto cartaceo ( giornali, libri…).

Ma a quale distanza i nostri occhi guardano questi compagni quasi inseparabili della nostra vita quotidiana? La domanda non è tanto un esercizio di curiosità: conoscere la distanza di utilizzo degli smartphone è importante per lo studio della visione da vicino, per il calcolo della prescrizione degli occhiali da lettura e per la progettazione delle lenti, in particolare di quelle progressive, destinate ai presbiti, cioè ai soggetti –quasi tutti noi dopo i 50 anni – che accusano una difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti da vicino.

Il tema è stato al centro di una ricerca sul Journal of Optometry (“Viewing distance of smartphones in presbyopic and non-presbyopic age” https://doi.org/10.1016/j.optom.2020.08.001 ),  cui hanno partecipato direttamente gli studenti del corso di laurea in Ottica e optometria, impegnati  nella raccolta dei dati che hanno costituito la base del lavoro. Gli universitari sono stati coadiuvati a Vinci dagli allievi dell’Istituto di Ricerca e di Studi in Ottica e Optometria (IRSOO), scuola di formazione professionale in Ottica presso cui, fra l’altro, gli studenti Unifi svolgono attività di laboratorio.

“Sono stati un centinaio in totale le ragazze e i ragazzi che hanno misurato a vicenda la distanza a cui abitualmente usano lo smartphone e poi hanno ripetuto le misure anche a casa su amici, genitori e parenti – spiega Laura Boccardo, docente del corso di laurea e autrice del lavoro -. Ai partecipanti è stato chiesto di leggere un tipico messaggio di testo sul proprio smartphone, da seduti e in piedi. I soggetti sono stati informati sulla natura dello studio solo dopo le misurazioni, in modo da garantire la postura più naturale”.

La rilevazione ha riguardato complessivamente 233 soggetti divisi in due gruppi: 131 compresi fra 16 e 39 anni e 102 fra 42 e 90 anni. La distanza media di lettura degli smartphone nei presbiti  è risultata corrispondente alla tipica distanza di lettura da vicino, pari a 40 cm, mentre nel gruppo dei giovani la distanza media si attesta attorno ai 35 cm. Sono state osservate differenze significative tra maschi e femmine, a causa della diversa corporatura, e un’elevata variabilità in entrambi i gruppi.

“A testimonianza di uno scambio proficuo fra docenti e giovani studiosi  segnalo che con i dati preliminari di questo lavoro di ricerca, così ampiamente partecipato dagli studenti, ha realizzato la sua tesi  la studentessa Noemi Ponzecchi – sottolinea Massimo Gurioli, presidente del Corso di laurea in Ottica e optometria  – Il  nostro percorso formativo ha aspetti professionalizzanti, sui quali auspichiamo una rapida normativa all’interno della professione dei laureati nella classe di fisica. Ma la base fondante è prettamente scientifica e interdisciplinare: gli studenti lavorano a fianco dei ricercatori su argomenti di punta della tecnologia e della scienza del settore”.

Regina Comparetto
Regina Comparetto

Basterebbe ricordare due altre pubblicazioni, una del 2019 su The European Physical Journal Plus, firmata dalla studentessa Regina Comparetto insieme ad Alessandro Farini, ricercatore  CNR-Istituto Nazionale di Ottica e docente del corso di laurea Unifi, e l’altra uscita da pochi giorni sull’European Journal of  Ophthalmology, che vede, fra gli altri come autori, oltre a Farini,  Gianni Virgili, direttore della Scuola di specializzazione di Oftalmologia e docente di Medicina oculare del corso di laurea, Giovanni Giacomelli e Ilaria Baldini, insieme a Giulia Bigagli, che è stata studentessa del corso di laurea in Ottica e optometria.

Giulia Bigagli
Giulia Bigagli

“La prima ricerca indaga, attraverso degli indici, quanto siano protettivi della retina  i vari tipi di lenti che filtrano la radiazione blu, cioè quella parte di radiazione elettromagnetica emessa dai led e dai computer  – spiega Alessandro Farini – . Il lavoro più recente formula, invece, un nuovo sistema per stimolare e valutare le capacità riabilitative per i pazienti affetti da malattia di Stargardt, una patologia che colpisce la retina, mettendone fuori gioco ampie zone”.


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