Radicalizzazioni ai tempi di internet

A dispetto dell'idea della rete quale luogo di personalizzazione delle conoscenze e libertà da influenze esterne, l'esplorazione online presenta diversi pericoli e derive, fra cui i fenomeni di radicalizzazione di gruppo. E' questo il tema del quarto appuntamento del ciclo 20/21 di "Incontri con la città", che sarà trasmesso in diretta streaming su www.unifi.it/incontri .
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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Quello online si presenta come un territorio franco. Posizioni, linguaggi, credenze trovano, nel world wide web così come nei social network, ambienti nei quali dare forza e definizione a ciò che in spazi caratterizzati da una maggiore eterogeneità finirebbe per essere rimodulato, armonizzato, diminuito.

Vi trovano dimora fenomeni di polarizzazione e radicalizzazione di differente conflittualità e pericolosità, dal terrorismo di diversa estrazione ai movimenti xenofobi, omofobi, sessisti, o ancora più semplicemente al fenomeno del bullismo.

A dispetto dell’idea della rete quale luogo di personalizzazione delle conoscenze e libertà da influenze esterne, l’esplorazione online presenta diversi pericoli e derive tra cui la possibilità di ‘entrare’ nelle filter bubbles, bolle di auto-propaganda (come affermato da Eli Pariser).

L’entrata in questi territori virtuali è la conseguenza degli algoritmi di personalizzazione che tendono a riproporre agli utenti concetti e contenuti simili tra di loro, echeggiando l’idea o la curiosità che ha mosso l’inizio dell’esplorazione e confermandone le ipotesi di base (confirmation bias). L’utente, interessato a un fenomeno o a un’opinione, viene così spostato gradualmente da una posizione moderata o interlocutoria a una posizione gradualmente più radicale.

Camere dell’eco è un’altra ottima definizione del meccanismo di chiusura in un loop di informazioni affini, ossia territori contenutisticamente circoscritti della rete, che gli algoritmi delimitano e distanziano da contenuti e visioni diverse, generando automaticamente contenuti sempre più estremi che portano alla polarizzazione e alla radicalizzazione delle opinioni. Il tutto in un ambiente in cui l’anonimato è garantito e in cui le informazioni sono persistenti e rintracciabili facilmente grazie all’ipertestualità. Ciò può portare a una trasformazione psicologica che coinvolge cognizione, sentimenti, pensieri e comportamenti di una persona o di un gruppo, ossia alla radicalizzazione.

L’Università di Firenze ha recentemente condotto uno studio sui fenomeni di radicalizzazione di gruppo con una particolare attenzione alle differenze tra contesti reali e virtuali. Trecentosette partecipanti sono stati reclutati e assegnati, in modo casuale, a diverse condizioni sperimentali (cioè polarizzazione violenta e non violenta) e sono stati invitati a partecipare a discussioni relative  a un dilemma sociale in due diverse circostanze: faccia a faccia e online. Il grado di radicalizzazione violenta è stato valutato considerando le decisioni finali adottate dai partecipanti, nonché le dinamiche interne che caratterizzano i loro atteggiamenti finali, ovvero compliance  ( l’adesione acritica  ma non convinta alle norme del gruppo) contro conversion  (un cambiamento profondo associato al comportamento conformista).

I risultati hanno mostrato che i gruppi virtuali sembravano più suscettibili alla polarizzazione e i loro membri hanno riportato un maggior grado di conformismo. In particolare, all’interno degli ambienti virtuali il rischio di radicalizzazione, sia violenta che non violenta, è aumentato di circa il 12%. Nell’ambito virtuale rispetto a quello reale, inoltre, è emerso un maggior grado di conversione solo in quei casi in cui membri hanno deciso di adottare un comportamento pro-sociale, mentre un maggior grado di compliance è emerso ogni volta che hanno deciso di adottare un comportamento violento.


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