Dall’Africa a Firenze, la diversità è ricchezza

La testimonianza di Jules, studente con lo status di rifugiato in Italia, richiama i valori della Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo

In occasione della Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo, che Unesco celebra il 21 maggio, abbiamo raccolto la testimonianza di Jules Bitwayiki Mende, studente con lo status di rifugiato, iscritto da due anni presso l’Ateneo fiorentino.

Come sei arrivato in Ateneo? Vuoi raccontarci la tua storia?

Sono arrivato in Italia attraverso un corridoio umanitario dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. All’Università di Firenze sto frequentando il secondo anno del corso di laurea magistrale in “Natural resources management for tropical rural development”. Sono nato nella Repubblica Democratica del Congo che ho dovuto lasciare quando avevo 17 anni per via della guerra. Ancora oggi nel mio Paese tante persone hanno accesso limitato ai servizi sanitari, alla sicurezza e al cibo. Nel 2012 ho raggiunto l’Etiopia dove mi sono laureato in Agraria. A Firenze sono approdato grazie al progetto UNICORE, rivolto agli studenti che non avevano la possibilità di continuare gli studi post-laurea.

In questi due anni che messaggio pensi di aver lasciato ai tuoi colleghi fiorentini?

Alle persone che ho conosciuto a Firenze ho portato una storia di speranza, l’idea che il futuro è nelle mani di ognuno di noi, che ciascuno è artefice del proprio destino. La maggior parte dei miei colleghi non conosce l’Africa. Ho fatto conoscere la mia storia che è anche quella di tantissimi altri. Attraverso la mia testimonianza penso di aver aiutato le persone a trovare il coraggio di aprirsi e di parlare delle cose difficili della propria vita. E a capire che, in qualsiasi momento, può arrivare una svolta positiva per la propria esistenza.

Il 13 giugno concluderai il percorso universitario a Firenze. Come immagini il tuo futuro?

Tra qualche anno mi vedo a casa in Congo. Attraverso ciò che ho studiato spero di poter aiutare il mio paese a crescere, a svilupparsi recuperando una tradizione rurale che rischia di scomparire e merita invece di essere riscoperta e valorizzata.

E dell’esperienza in Unifi, cosa ti porterai a casa?

Conoscere tante culture può rendere la vita più facile, lo scambio con persone di nazionalità differenti dalla propria stimola la curiosità e la comprensione degli altri. Questo processo è indispensabile per la costruzione di un percorso di pace nel mondo.


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