Migliorare la qualità del welfare

Un progetto di cooperazione internazionale con l’Albania finanziato dalla Commissione Europea attraverso Erasmus +.

Sviluppare e migliorare i servizi sociali in Albania, attraverso la formazione e l’aggiornamento dei docenti. È l’obiettivo del progetto T@sk (Towards increased Awareness, Responsibility and shared Quality in Social Work), che nasce da una collaborazione internazionale tra la Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” e la la Facoltà di Scienze dell’Educazione Luigi Gurakuqi dell’Università di Scutari. Il progetto guarda anche a un obiettivo di lungo termine più generale, cioè contribuire a migliorare lo stato sociale albanese e qualificare lo sviluppo democratico del paese candidato all’ingresso nell’Unione Europea. Giorgia Bulli, ricercatrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali e coordinatrice del progetto, spiega come è nata questa esperienza.

“Proviene da un rapporto che si è consolidato nel tempo, attraverso uno scambio docenti realizzato grazie al periodo di formazione del Prof. Visar Dizdari, oggi nostro partner e direttore del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Scutari, che ha frequentato il dottorato di Metodologia e Ricerca Sociale di Firenze.

La consapevolezza del ruolo strategico della promozione dei servizi sociali per la qualità della democrazia albanese e la volontà di aprire una riflessione ampia sul ruolo del welfare nelle società contemporanee che coinvolgesse anche paesi europei come la Spagna e il Portogallo, oltre all’Italia, hanno costituito lo stimolo per la presentazione del progetto.

Credo che un ruolo di primaria importanza nel successo del progetto sia da attribuire al carattere genuinamente interdisciplinare del gruppo dell’Università di Firenze, capofila del consorzio di partner internazionali. Esperti del settore delle discipline relative alla pianificazione e alla valutazione dei servizi sociali hanno lavorato in stretta collaborazione con ricercatrici e ricercatori nelle discipline storiche, sociologiche e politologiche nella preparazione della proposta. Ciò dimostra come un approccio multilivello e multisettoriale possa felicemente  intercettare la complessità delle sfide della nostra complessa modernità.

Il progetto fa parte delle attività di cooperazione internazionale dell’Ateneo: qual è il contributo che si propone di dare all’Albania?

L’Università di Firenze, assieme ai partner nazionali e internazionali del progetto T@sk (Università Complutense di Madrid, Istituto universitario di Lisbona, Università di Tirana, Università di Scutari, Università di Elbasan, Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Toscana) intende lavorare per la promozione di una rete di servizi sociali efficienti e a misura di cittadino nella società albanese che si presenta oggi dinamica e in rapida trasformazione, ma proprio per questo ad alto rischio di crescita delle sperequazioni sociali. Anche se oggi conosciamo il paese prevalentemente attraverso le migrazioni di cittadini albanesi fin dai primi anni Novanta, l’Italia ha legami significativi e relazioni molto antiche con l’Albania: già questo spiega l’impegno di “buon vicinato” che realizza il nostro progetto.

Il finanziamento (718.000 euro) concesso dalla Commissione Europea testimonia l’impegno concreto delle istituzioni europee nei confronti dello sviluppo di politiche sociali sostenibili e a misura di cittadino nei paesi candidati all’ingresso nell’UE.

Come è articolato T@sk?

Il progetto opera su più livelli. Al primo livello, i partner italiani spagnoli e portoghesi si impegneranno nella formazione e nell’aggiornamento delle conoscenze teoriche ed empiriche sui temi del servizio sociale in Albania. Il fondamentale apporto dell’Ordine degli Assistenti sociali della Regione Toscana – che si occuperà della valutazione in loco della qualità dei servizi sociali nelle tre aree geografiche albanesi coinvolte e della presentazione delle best practices a livello europeo -, garantirà il confronto con gli esperti professionali del settore. A un secondo livello, saranno gli studenti universitari albanesi a beneficiare della formazione ricevuta dai propri docenti. Il coinvolgimento di un ampio numero di associazioni, ONG, enti territoriali in Albania, Italia, Spagna e Portogallo renderà possibile un continuo confronto sulle politiche sociali sviluppate nei quattro paesi su due gruppi sociali svantaggiati: i minori a rischio marginalità e le donne in situazione di difficoltà psicologica e sociale. La scelta di privilegiare associazioni che si occupano di questi temi come casi di studio, di osservazione e di promozione di buone pratiche risponde alla volontà di agire, su un terzo livello, su ambiti della società a maggior rischio di fragilità, non solo in Albania.

Quali sono i principali risultati che si attendono dal progetto?

Nel breve periodo ci aspettiamo, attraverso l’azione di formazione dei docenti albanesi, di raggiungere un potenziamento nella didattica delle scienze sociali in generale, e del servizio sociale nello specifico nelle università pubbliche albanesi. Il progetto doterà gli Atenei anche di importanti risorse per l’acquisto di materiale di lavoro: materiale informatico, strumenti per la formazione a distanza, infrastrutture telematiche, abbonamenti alle migliori riviste internazionali del settore. Nel lungo periodo, miriamo ad ottenere la creazione di una consapevolezza condivisa tra docenti, studenti di scienze sociali degli Atenei albanesi e professionisti che già operano nel settore circa la necessità di creare un welfare state efficiente come una delle principali condizioni per lo sviluppo di una democrazia di qualità in Albania. Siamo anche dell’avviso che la condivisione di questo obiettivo rappresenterà per tutti i partner coinvolti uno stimolo alla riflessione sulla centralità dei sistemi di welfare per la qualità delle democrazie in Italia, Spagna e Portogallo, e al loro miglioramento.


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