L’economia non è (solo) un gioco

Microeconomia, teoria dei giochi e apprendimento esperienziale in un MOOC curato da Nicola Doni nell’ambito del progetto ALM@-DEH
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E’ online “L’economia non è (solo) un gioco” il nuovo Massive Open Online Course, realizzato nell’ambito del progetto ALM@-DEH, che affronta i temi della microeconomia e della teoria dei giochi con un metodo originale. Ne parliamo con Nicola Doni, del Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa.

Come nasce l’idea di questo MOOC?

Nasce da un problema didattico molto concreto. Insegno microeconomia al primo anno e vedo da tempo uno scollamento tra gli strumenti formali usati nei corsi – modelli matematici, derivate, ottimizzazione – e la percezione che gli studenti hanno dell’economia come qualcosa che riguarda la loro vita quotidiana. Il rischio è che vivano la microeconomia come matematica applicata a qualcosa di cui sfugge loro il senso. L’idea del MOOC è stata quella di mettere a sistema una pratica che già usavo in aula: far vivere prima una situazione, spesso sotto forma di gioco, e solo dopo analizzarla teoricamente.

In cosa stanno, allora, originalità e innovatività del corso?

Non nei contenuti, che sono volutamente introduttivi e manualistici. L’innovazione è metodologica. Il corso ribalta la sequenza tradizionale: prima l’esperienza, poi la teoria. Lo studente gioca una situazione economica realistica, prende decisioni, riceve feedback misurabili; solo dopo vede come quella stessa situazione viene letta dalla teoria economica, così può anche verificare quando la teoria funziona bene e quando invece mostra dei limiti. È un approccio coerente con l’economia sperimentale, che da decenni affianca ai modelli le verifiche empiriche.

A chi si rivolge il MOOC?

I primi destinatari sono gli studenti universitari, in particolare chi si affaccia all’economia senza una forte preparazione matematica. Ma il corso è pensato anche per altri pubblici: docenti universitari o delle scuole superiori che vogliono usare giochi ed esperimenti nella didattica; studenti delle superiori che vogliono capire cosa significhi davvero studiare economia; cittadini interessati soprattutto al modulo di teoria dei giochi, che è trasversale e parla a politologi, psicologi, biologi evoluzionisti, oltre che agli economisti.

Come è strutturato il percorso e quali elementi innovativi introduce nella modalità di erogazione?

Ogni unità segue una struttura fissa e modulare: una breve storia audio ambientata in un mondo narrativo, un gioco interattivo a tentativi con feedback quantitativi, un video esplicativo, un testo teorico che può essere anche formalizzato matematicamente e un quiz finale. Lo stesso contenuto è quindi accessibile a più livelli: intuitivo, grafico, formale. Il gioco non è di evasione, ma un dispositivo incentivato: i punteggi contano, sono confrontabili, e introducono la logica degli incentivi che è centrale in economia.

Che ruolo ha la tecnologia in questo progetto?

Un ruolo abilitante. In aula molti di questi giochi funzionavano con fogli Excel e tempi rigidamente scanditi. Online è stato necessario progettare una piattaforma che consentisse tentativi successivi, salvataggio dei progressi, benchmark di performance. Questo ha richiesto un lavoro di squadra e un’architettura tecnica multilivello che un singolo docente non potrebbe sostenere da solo.

E l’intelligenza artificiale?

È stata usata in modo creativo ma consapevole. L’AI ha supportato la scrittura delle storie, la prima stesura dei testi introduttivi, la generazione di domande di verifica. Nulla è stato usato senza revisione critica. Per me è stato anche un laboratorio: non usavo strumenti come ChatGPT nella didattica prima di questo progetto. Ora li considero un interlocutore in più, da conoscere e integrare. L’obiettivo non è essere “a prova di AI”, ma insegnare a ragionare meglio anche grazie ad essa.

Questo modello è replicabile?

Sì, ed è uno degli esiti più importanti del progetto. I giochi, i testi e la struttura possono essere riutilizzati e adattati da altri docenti, anche in discipline diverse. Non è una chiave universale, ma uno schema possibile: far vivere un problema, poi proporre una teoria e un metodo per analizzarlo. In un contesto accademico e civico sempre più complesso, credo sia una scommessa didattica che valga la pena di fare.

Il Massive Open Online Course è gratuito ed aperto a tutti sulla piattaforma Ipazia. Al completamento di tutte le lezioni e quiz di autovalutazione è possibile ottenere un attestato di frequenza, eventualmente collegabile all’acquisizione di crediti formativi a discrezione dei docenti che desiderino impiegarlo come materiale didattico.

 

Elena Elia


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