Albero di Natale e sostenibilità

I risultati preliminari di uno studio dell'Ateneo ribaltano una convinzione ancora molto diffusa e offrono un'indicazione utile per una scelta consapevole nel rispetto dell'ambiente

La sostenibilità a Natale passa anche dalla scelta dell’albero, uno dei simboli di questa ricorrenza. E’ ancora molto diffusa la convinzione che acquistando un albero di plastica si rispetti di più l’ambiente. Non è così. Nessuna foresta viene danneggiata dalla produzione degli alberi naturali. Questi non sono prelevati in foresta, ma coltivati in apposite piantagioni nel caso di alberi con radici e “pane di terra” (principalmente Abeti rossi) esattamente come ogni altra coltivazione agricola. Poi ci sono quelli senza radici, i cosiddetti “cimali”, cime di alberi (spesso Abete bianco) tagliate in bosco per ottenere dei diradamenti nel rispetto delle leggi forestali. Il cimale nella maggior parte dei casi è altrimenti destinato alla produzione di pellett che bruciamo nelle stufe.

Uno degli elementi fondamentali che rendono l’albero naturale conveniente rispetto a quello artificiale è l’origine della materia prima. L’albero naturale infatti è fatto da polimeri composti da carbonio biogenico, fissato dalla CO2 atmosferica attraverso la fotosintesi clorofilliana. E’ dunque una risorsa rinnovabile. Per ogni albero naturale utilizzato ci sarà un nuovo albero che nel frattempo sarà cresciuto presso un’azienda agricola in un ciclo virtuoso che utilizza soltanto carbonio atmosferico. Al contrario gli alberi artificiali sono fabbricati utilizzando risorse non rinnovabili (tipicamente acciaio e PVC oltre a polimeri da utilizzare per le vernici) e processi industriali molto più dispendiosi in termini energetici.

Il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari Ambientali e Forestali sta lavorando ad un progetto che mira a verificare in maniera scientifica la differenza in termini di impatto ambientale di un albero di Natale naturale rispetto ad un albero artificiale attraverso un’analisi del ciclo di vita (LCA – Life Cycle Assesment). Si è preso in esame un albero naturale alto un metro e mezzo, prodotto nella zona del Casentino e destinato a Firenze, dove sarà compostato a fine vita, e uno artificiale, mediamente folto e della stessa altezza, prodotto in PRC, venduto a Firenze e smaltito in discarica.

Considerando la produzione, il trasporto e lo smaltimento il risultato preliminare dello studio ha calcolato che un albero artificiale ha un impatto sul potenziale di riscaldamento globale (GWP – Global Warming Potential) ventinove volte superiore a quello dell’albero naturale. Sostituendo l’albero naturale tutti gli anni, cioè, è necessario riutilizzare quello artificiale almeno per ventinove volte al fine di pareggiare le emissioni.

Questo evidenzia dunque come acquistare un albero naturale sia sempre una buona scelta, soprattutto se proviene da una filiera corta e se si riesce a farlo sopravvivere più anni.

Per saperne di più leggi l’intervista sul tema al professor Gherardo Chirici


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