Neanderthal, ricostruito virtualmente l’Uomo di Altamura

Completato, grazie a tecniche di antropologia virtuale, lo studio del cranio dello scheletro di Neanderthal scoperto presso Altamura trenta anni fa. Unifi, insieme a Pisa, ha partecipato alla ricerca pubblicata su “Communications Biology”, guidata dalla Sapienza Università di Roma.
Estrazione virtuale del cranio dell'Uomo di Altamura (Foto Giorgio Manzi - Sapienza Università di Roma)

Non potendo estrarlo fisicamente lo hanno fatto virtualmente grazie a tecnologie di avanguardia. A trenta anni dalla sua scoperta nella grotta di Lamalunga (presso Altamura, Bari) è stato completato, grazie a tecniche di antropologia virtuale, lo studio della morfologia del cranio del cosiddetto Uomo di Altamura, reperto paleoantropologico eccezionale per la completezza dei resti che risalgono a circa 150.000 anni fa.

L’Ateneo fiorentino ha partecipato al progetto (PRIN, 2017-2020) coordinato dalla Sapienza Università di Roma e partecipato dall’Università di Pisa e dall’ IPHES di Tarragona, Spagna. Firmatari dell’articolo, pubblicato su Communications Biology, sono , infatti, anche Fabio Di Vincenzo, del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo, e Jacopo Moggi Cecchi, del Dipartimento Unifi di Biologia [“Virtual excavation and analysis of the early Neanderthal cranium from Altamura (Italy)” Doi: 10.1038/s42003-023-04644-1]

Ricostruzione virtuale del cranio dell’Uomo di Altamura (Foto Giorgio Manzi – Sapienza Università di Roma)

Il cranio, così come l’intero scheletro di Altamura, si trova all’interno di una piccola camera all’estremità nord-occidentale del sistema carsico, chiamata “Abside dell’uomo”. La maggior parte degli elementi scheletrici è collassata qui dopo la morte dell’individuo e la decomposizione dei tessuti molli. I ricercatori hanno acquisito con tecniche digitali le due parti esposte del cranio, separatamente: la parte anteriore in modo diretto con sensori laser, essendo visibile dall’Abside dell’Uomo, mentre l’altra metà ha richiesto l’uso combinato di fotogrammetria, in quanto accessibile solo con sonde telescopiche attraverso aperture nella cortina di colonne oltre lo scheletro. Le due parti sono state poi ricomposte e analizzate al computer, a seguito di una valutazione comparativa basata su diversi campioni di confronto, utilizzando come riferimento quello che è risultato come più affine (il Cranio 5 di Atapuerca-SH).

Lo studio descrittivo e quantitativo del cranio rivela come la morfologia di questo importante reperto si inserisce nella variabilità del Neanderthal, pur mostrando alcuni tratti meno tipici (come il cranio meno allungato), cioè più arcaici rispetto ad altri fossili europei datati tra 300 e 40 mila anni fa. Alcuni di questi caratteri non sono mai stati osservati in Homo neanderthalensis, il che suggerisce che la loro origine possa risalire a lunghe fasi di isolamento geografico delle popolazioni umane nei rifugi ecologici rappresentati dalle regioni meridionali della penisola italiana.

 


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