Alla scoperta del primo lupo, con la realtà aumentata

Nello studio coordinato dal Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato in open access una modalità innovativa per vedere i fossili in digitale.
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
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Individuati nel famoso sito georgiano di Dmanisi i resti più antichi di quello che deve essere considerato il progenitore del lupo attuale. La scoperta del team internazionale coordinato da Saverio Bartolini Lucenti, assegnista di ricerca del Dipartimento di Scienza della Terra, è stata pubblicata in open access sulla rivista scientifica Frontiers in Earth Science e presenta nuove evidenze circa la linea evolutiva del lupo e di altre specie ad esso affini. Ulteriore elemento innovativo della ricerca è la possibilità di visualizzare sui propri dispositivi (smartphone o tablet) i reperti digitalizzati grazie ad un’applicazione di realtà aumentata.

I ricercatori hanno analizzato i resti dell’antenato del lupo rinvenuti nel sito georgiano – già noto per le più antiche evidenze di ominidi fuori dal continente africano – che datano a 1,8 milioni di anni fa, mettendoli a confronto con quelli coevi provenienti dal Valdarno Superiore di Canis etruscus, conservati nel Museo di Geologia e Paleontologia del Sistema Museale di Ateneo, considerato fino a oggi il più antico progenitore del lupo.

“Confrontando i resti delle mandibole e dei crani georgiani con quelli fiorentini – spiega Bartolini Lucenti –, abbiamo capito che ci trovavamo davanti a una specie più evoluta rispetto a Canis etruscus, con tratti comuni a quelli del lupo attuale”.

La nuova specie è stata denominata dal team – di cui fanno parte ricercatori del Museo Nazionale della Georgia, Istituto ICREA di Barcellona e Università Rovira i Virgili di Tarragona – Canis borjgali (dal nome del simbolo solare a sette raggi tipico della Georgia) e presenta tratti morfologici che la pongono dunque all’origine della specie eurasiatica pleistocenica Canis mosbachensis, che a sua volta è considerata l’antenato diretto del lupo.

“L’utilizzo della realtà aumentata, usata per la prima volta in una ricerca scientifica, permette di migliorare la visualizzazione dei fossili descritti – aggiunge il ricercatore –: grazie a una semplice webapp chiunque può confrontare, ad esempio, la dentatura di Canis borjgali, del lupo etrusco e del lupo odierno o le morfologie craniali con altri campioni di riferimento”.

Lo studio del ricercatore fiorentino ha come obiettivo la valorizzazione del patrimonio paleontologico del Sistema Museale di Ateneo mediante tecniche digitali ed è stato promosso nell’ambito del progetto ‘Ricercatori per la cultura’ della Regione Toscana e cofinanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze; le ricerche in Georgia si sono svolte nel contesto di un progetto coordinato da Lorenzo Rook, docente del dipartimento di Scienze della Terra, e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri. 

Nella foto, la visualizzazione con la realtà aumentata mette a confronto il cranio di lupo attuale (in chiaro) e il fossile digitale di Canis borjgali (in scuro).


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