Alzheimer, individuati due nuovi geni che aumentano il rischio di malattia

Studio internazionale pubblicato su Nature Genetics, con la partecipazione dell’Ateneo.
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata
Archivio fotografico 123rf.com - Riproduzione riservata

C’è anche la firma di Benedetta Nacmias e di Sandro Sorbi, docenti di Neurologia dell’Ateneo fiorentino, nello studio internazionale pubblicato su Nature Genetics che ha individuato due nuovi geni associati ad un maggior rischio di contrarre la malattia di Alzheimer [“Exome sequencing identifies rare damaging variants in ATP8B4 and ABCA1 as risk factors for Alzheimer’s disease” DOI: 10.1038/s41588-022-01208-7].

Si tratta del più grande studio mondiale di sequenziamento dell’esoma, cioè la parte del genoma che fornisce le indicazioni per la realizzazione delle proteine: sono stati confrontati più di 32.000 genomi di pazienti con malattia di Alzheimer e di individui sani (campioni di controllo).

Al lavoro – coordinato dall’University Medical Center (UMC) di Amsterdam, dall’Istituto Pasteur di Lille, e dall’Università di Rouen Normandie – hanno partecipato dieci istituti di ricerca e atenei italiani, fra cui Firenze.

Dall’analisi dei dati i ricercatori hanno scoperto due nuovi geni  (ATP8B4 e ABCA1) in cui rare mutazioni genetiche dannose portano a un aumento del rischio di malattia di Alzheimer. Anche un altro gene, ADAM10, è stato individuato come possibile “gene  Alzheimer”, ma l’analisi ha riguardato pochissimi casi con questa tipologia e i ricercatori si ripromettono di confermare l’ipotesi attraverso lo studio di un campione più ampio di pazienti, confrontati con individui sani.

I nuovi geni identificati sono coinvolti nel mantenimento della salute del cervello e la loro compromissione genetica è indicativa di processi patologici, come anche altri tre geni già associati al rischio di Alzheimer (SORL1, ABCA7 e TREM2), ristudiati nell’attuale indagine. Il gene ATB8B4 è coinvolto nel trasporto dei fosfolipidi, principalmente nelle cellule immunitarie del cervello, e il gene ABCA1 mantiene livelli sani di colesterolo e fosfolipidi nelle cellule cerebrali ed è associato a livelli più bassi di proteina amiloide aggregata (alti livelli di questa proteina sono un segno distintivo della malattia di Alzheimer). ADAM10, infine, è anche coinvolto nell’elaborazione del precursore della proteina β-amiloide, ma in modo tale da impedire la formazione della proteina β-amiloide.

I geni identificati rappresentano i meccanismi molecolari maggiormente interessati nei malati di Alzheimer e forniscono obiettivi per la programmazione di possibili strategie terapeutiche.Tenuto conto che il 60-80% del rischio di malattia di Alzheimer può essere spiegato da fattori genetici e che, in caso di esordio precoce della malattia (prima dei 65 anni), questa percentuale arriva al 90%, la lotta a questa patologia potrebbe in prospettiva consistere, attraverso il genoma unico di ogni persona, nell’identificazione degli individui con un aumentato rischio di malattia di Alzheimer, prima che si manifestino i sintomi, per consentire l’applicazione tempestiva di strategie di trattamento personalizzate.


COPYRIGHT: © 2017 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE.
Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo post sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribution ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0).

Written By
More from Duccio Di Bari

Il dente di rinoceronte che cambia la Paleontologia

Su Nature ricerca internazionale con la partecipazione dell’Università di Firenze usa lo...
Leggi di più