Riconnettere la memoria storica con la contemporaneità, intrecciando architettura, natura e archeologia. È questo l’obiettivo del progetto scientifico multidisciplinare GAM – Giardino Archeologico di Monsummano Alto (www.progettogam.it), promosso dall’Università di Firenze attraverso la sinergia tra il Dipartimento di Architettura (DIDA) e il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS).
Il progetto nasce dalla consapevolezza della complessità e della ricchezza di un paesaggio archeologico stratificato, in cui confluiscono dinamiche storiche, ambientali e insediative. Il fulcro delle attività è la valorizzazione del castello di Monsummano Alto, inserito nel sistema collinare del Montalbano, per secoli al centro delle contese territoriali di Firenze con Lucca e Pistoia. Le attività riguardano il recupero dei resti medievali e la loro integrazione con la ricca componente vegetale che oggi caratterizza il sito.
“La progressiva perdita di rilevanza strategica e le opere cinquecentesche di regimazione idrica nel lago-padule di Fucecchio, hanno portato a uno spostamento della popolazione verso la piana con un conseguente abbandono del sito nel 1625. – commenta Alessandro Merlo, docente di Rilievo Architettonico e Urbano al DIDA e coordinatore del progetto – Questo sistematico svuotamento ha trasformato Monsummano Alto in un giacimento archeologico d’eccezione, che preserva pressoché intatti l’impianto urbano e le strutture d’epoca”.
Dopo un’esperienza di documentazione iniziata circa tre anni fa dal DIDA, il 28 luglio scorso è stato firmato un Protocollo d’intesa tra Unifi, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (SABAP) per le province di Lucca, Massa-Carrara e Pistoia, il Comune di Monsummano Terme e la Parrocchia di Maria SS. della Fontenova (proprietaria dell’area), per il recupero del sito.

In una prima fase, per mappare in dettaglio il terreno celato dalla fitta vegetazione e individuare le strutture ancora sepolte, l’équipe scientifica ha introdotto tecnologie all’avanguardia ed eseguito indagini operative: dai rilievi LiDAR da drone ed esplorazioni georadar sull’intera superficie delle aree aperte, fino all’asportazione dei crolli recenti, all’indagine stratigrafica degli ambienti di un vasto complesso medievale e alla documentazione digitale 3D ad alta risoluzione.
Successivamente si è svolta, dal 31 agosto al 25 settembre scorsi, la prima campagna di scavo sul campo, diretta dal professor Michele Nucciotti, docente di Archeologia cristiana, tardoantica e medievale al SAGAS, per verificare il potenziale archeologico del castello.

Accanto alla ricerca scientifica, l’iniziativa ha messo al centro la formazione e il dialogo con la cittadinanza e le iniziative di public engagement, tra le quali la Summer School 2026 “Digital survey for Archaeological documentation” dedicata agli studenti della Scuola di Architettura, e un Open Day al castello il 22 settembre, che ha restituito alla comunità locale i primi risultati emersi dallo scavo.
Si apre ora la fase di recupero per la valorizzazione e la salvaguardia dell’area, con l’apertura di un Giardino archeologico che rafforzi il legame tra l’antico castello e gli abitanti del sottostante insediamento di Monsummano Terme, mediante azioni mirate a favorire l’accessibilità, la conservazione e la fruibilità in sicurezza da parte della comunità.
