Foreste attorno alla città: una via di uscita dalla crisi climatica

Uno studio pubblicato su Nature Cities a cui ha collaborato l'Ateneo rivela le potenzialità delle aree inutilizzate situate vicino ai grandi contesti urbani per ridurre le emissioni di gas serra
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Le vaste aree periurbane del pianeta, transizione tra le periferie e la campagna, spesso degradate o inutilizzate, potrebbero ospitare tra 106 e 241 miliardi di alberi. Escludendo le aree attualmente coltivate, potrebbero trovare spazio foreste periurbane con una quantità stimata tra 34 e 101 miliardi di alberi. Riduzione delle emissioni di CO2, miglioramento della qualità dell’aria e conservazione della biodiversità sarebbero alcuni dei principali benefici garantiti dalle nuove foreste periurbane.

Lo rivela uno studio pubblicato su Nature Cities e condotto da un team interdisciplinare di studiosi di Unifi, Fondazione per il Futuro delle Città e Università Ca’ Foscari Venezia: Saverio Francini, Gherardo Chirici, Leonardo Chiesi, Paolo Costa, Guido Caldarelli e Stefano Mancuso.

Utilizzando dati satellitari, il gruppo di ricerca è riuscito a identificare con una risoluzione di 500 metri e a livello globale le aree disponibili in una fascia di 10 chilometri dalle città. Emerge come in soli 20 Paesi potrebbe crescere il 78% delle foreste periurbane.

Il cambiamento climatico in corso ha fatto registrare nel 2023 l’anno più caldo, estensioni minime del ghiaccio marino antartico, un aumento degli eventi climatici estremi in tutto il mondo, inclusa l’Italia, con ondate di caldo, inondazioni, siccità e incendi.

“Per contrastare il riscaldamento globale, la soluzione teoricamente è semplice: ridurre le emissioni di gas serra, in particolare di CO2, e al contempo assorbire il surplus di CO2 dall’atmosfera” afferma Stefano Mancuso, docente di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI) e direttore Scientifico della Fondazione per il Futuro delle Città.

“Tuttavia – prosegue – ridurre le emissioni ha profondi impatti economici e richiede tempo e un impegno globale che al momento è difficile da garantire. D’altra parte, l’assorbimento di CO2 dall’atmosfera tramite la riforestazione non presenta ostacoli tecnici significativi e può offrire benefici ambientali e occupazionali”.

La proposta di piantare mille miliardi di alberi, accettata al G20 del 2021, dunque, potrebbe giocare un ruolo chiave nella lotta al cambiamento climatico, con numerosi co-benefici: rimozione della CO2 dall’atmosfera, temperamento del clima all’interno delle aree urbane e conseguente riduzione delle spese di termoregolazione, oltre al miglioramento della qualità del suolo, del clima urbano e della salute dei cittadini.

“Il G20 nel 2021 ha indicato in 1000 miliardi il numero di alberi da piantare entro il 2030 per poter contrastare in modo significativo il cambiamento climatico – spiega Saverio Francini, ricercatore in Assestamento forestale e selvicoltura del DAGRI –.  Con questo studio abbiamo dimostrato che il nostro pianeta potrebbe ospitare tra 241 e 106 miliardi di alberi soltanto nelle aree periurbane (aree entro 10 chilometri dai centri abitati e più grandi di cinque chilometri quadrati) dove le operazioni di riforestazione avrebbero costi più bassi rispetto ad aree remote del pianeta e dove gli effetti benefici delle nuove foreste avrebbero un impatto più rilevante sui cittadini”.

“Gli effetti benefici – conclude – sono la mitigazione della temperatura e riduzione delle isole di calore, miglioramento della qualità dell’aria, rimozione dei gas serra e di inquinanti dannosi per la salute dell’uomo, conservazione della biodiversità, lo spazio per attività ricreative e il miglioramento delle economie locali”.


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