Raccontare la città, un progetto per i turisti junior

Lo strumento della narrazione è da sempre usato per comprendere e ricordare gli eventi di vita, oltre che per comunicare con gli altri. Un gruppo di ricerca indaga le potenzialità di questo mezzo, a partire da come raccontare una città ai bambini ma anche in diversi contesti sociali e personali.
Bambini - archivio fotografico 123rf.com
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Da sempre l’essere umano usa le storie per comprendere, ricordare e comunicare con gli altri. E’ questo uno dei principali campi di studio dell’Unità di ricerca in Ricerche narrative e processi di sviluppo del Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia (Scifopsi), che declina la sua indagine sugli studi narrativi in svariati settori, sotto la direzione di Andrea Smorti, docente di Psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione.

Proprio a questa tematica si riferisce il progetto “CAB – La Città ai Bambini”, per cui l’Unità di ricerca ha da poco ricevuto un importante finanziamento dalla Regione Toscana all’interno del bando POR-FESR 2014-2020. Il progetto – in partnership con gli ingegneri informatici di F2, Netstudio e la casa editrice Mandragora – si propone di sviluppare supporti tecnologici volti a facilitare l’esperienza turistica del bambino. L’obiettivo è raccontare una città a misura di bambino: l’Unità di ricerca – a cui partecipano anche Ersilia Menesini, Enrica Ciucci e Fulvio Tassi del Dipartimento Scifopsi, insieme a Chiara Fioretti e altre giovani collaboratrici – si occuperà di valutare gli espedienti narrativi in grado di fornire ai bambini una storia della città in linea con i loro peculiari bisogni cognitivi, linguistici e sociali. Il risultato sarà un’applicazione in grado di coinvolgere il bambino nella visita turistica a cominciare proprio dai suoi interessi e dal suo punto di vista. Il gruppo di ricerca sta attualmente lavorando sul modo in cui i bambini raccontano le città e parte da qui per costruire dispositivi narrativi e multimediali che i piccoli potranno utilizzare per conoscere ed apprezzare il mondo della bellezza sia artistica che naturale.

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Andrea Smorti con alcune componenti del gruppo di ricerca (da sinistra, Elizabeth Aldas, Eleonora Bartoli, Debora Pascuzzi, Roberta Della Croce, Giulia Bonsegna, Benedetta Elmi e Chiara Fioretti). Al team, composto anche da Ersilia Menesini, Enrica Ciucci e Fulvio Tassi, collaborano Luisa Puddu e Monica Toselli

Oltre al progetto CAB, l’Unità di ricerca, in collaborazione con l’USL Toscana Centro, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze e altre università italiane, sta approfondendo il campo delle narrazioni di malattia come strumento di elaborazione dell’esperienza dei pazienti e degli operatori sanitari. Sulla base di questi studi è nato tre anni fa il Laboratorio Congiunto di Metodi e Tecniche di Analisi delle Esperienze di malattia (MeTA-Es).

“La linea di ricerca che l’Unità sta esplorando – precisa Andrea Smorti – è quella di verificare in che modo raccontare ad un ascoltatore attento le proprie esperienze, anche dolorose, possa modificare nel narratore il ricordo di quelle stesse esperienze, con una crescita di consapevolezza e di comprensione. In che misura, cioè, trasformare il ricordo nel linguaggio di una narrazione possa avere un impatto sul modo di ricordare un evento”.

Si tratta di temi con un vasto campo di applicazione e vari sono i progetti in atto che approfondiscono la memoria autobiografica e la sua modifica in seguito al racconto degli eventi di vita. Tanto che negli anni si è posta la necessità di organizzare percorsi di formazione centrati sulla narrazione come strumento di analisi e di intervento psicologico: dentro il laboratorio dell’ Unità di ricerca gli studenti di Psicologia svolgono stage e tirocini e da poco si è concluso un corso di perfezionamento in Medicina Narrativa, nato proprio dall’esperienza di ricerca e di studio del laboratorio MeTA-Es. Così come è in programma per gennaio 2018 un Master in Psicologia Perinatale e Pediatrica, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze.

Accanto a ricerca e formazione anche l’intervento narrativo nei contesti di sviluppo è alla base delle attività del gruppo. “Ho coordinato – spiega ancora Smorti – interventi di narrazione autobiografica con pazienti affetti da disturbi psichiatrici, così come con pazienti oncologici, che hanno messo in risalto significativi cambiamenti nel livello di consapevolezza dei pazienti stessi. All’attività sperimentale del laboratorio, condotta in collaborazione con gli studenti, quindi, si uniscono progetti che incontrano i bisogni delle persone nelle principali crisi evolutive dello sviluppo”.

Nel laboratorio dell’Unità di ricerca vengono ospitati studenti e ricercatori da atenei italiani e stranieri e accolti laureandi e tirocinanti interessati ad approfondire le tematiche inerenti alla narrazione nei contesti del ciclo di vita. Tra le varie collaborazioni si segnalano quelle con il King’s College di Londra (UK), la University of Utah (USA), l’Universidad de Sevilla (ES) e l’Université Descartes di Parigi (F), la Memorial University of Newfoundland, Canada.

Il gruppo di ricerca è impegnato in attività di pubblicazione e divulgazione: oltre agli articoli scientifici ricavati dagli studi condotti, l’Unità ha prodotto negli ultimi anni il volume “La Medicina Narrativa in Pediatria” – curato da Andrea Smorti e Gian Paolo Donzelli – che ripercorre parte delle ricerche condotte dal laboratorio MeTA-Es. E’, inoltre, in programma per il prossimo 27 ottobre il convegno “Al di là della informazione data: riflessioni sulla eredità di Jerome Bruner”, che si propone di riunire studiosi e accademici del pensiero narrativo.


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