Matematica e Ingegneria: una fruttuosa interazione

Cominciano i festeggiamenti per il Cinquantenario della Scuola d’Ingegneria fiorentina.
Il complesso di Santa Marta in una foto d'epoca
Il complesso di Santa Marta in una foto d'epoca

La tecnologia procede per sostituzione: la concezione nuova di un prodotto rende obsoleti il prodotto precedente e la prassi seguita per ottenerlo. Per suo conto, invece, la matematica è un insieme di teorie la cui interazione determina un linguaggio formale capace di esprimere proposizioni sia quantitative sia qualitative senza ricorrere a strutture ad esso esterne. Il sapere matematico si sviluppa per addizione: la matematica semplicemente estende e solidifica il suo dominio; offre nuove prospettive sui suoi stessi temi ma non è incline a dichiarare obsolescenza delle proposizioni che la compongono. Queste inclinazioni diverse nella loro essenza, però, si fertilizzano reciprocamente: la tensione della tecnologia a migliorare le proprie prestazioni richiede le potenzialità espressive un linguaggio formale ricco per rendere il processo di progettazione sempre più avanzato, per cui si rivolge naturalmente alla matematica; da quella tensione, poi, emergono questioni intricate che stimolano la ricerca stessa in matematica e i risultati ne estendono le capacità espressive.

Dalla consapevolezza della necessità di questa interazione e da esigenze del territorio germogliarono gli studi d’Ingegneria a Firenze. Nel 1924, nell’ambito della Facoltà di Scienze Fisiche e Naturali fu istituito il Corso di Laurea in Matematica. L’anno precedente (il 1923), con la riforma Gentile, l’Ateneo, istituito da Cosimo Ridolfi nel 1880, era stato inserito tra le università statali. Di seguito all’apertura del corso di laurea in Matematica, s’istituì anche il biennio d’Ingegneria nell’ambito della Facoltà di Scienze, che aveva incluso frattanto la Matematica nella sua denominazione. L’attenzione per questo nuovo percorso propedeutico agli studi tecnici non fu marginale fin dall’inizio: gli studenti erano in prima istanza inseriti in un percorso che differiva da quello di Scienze solo per alcuni argomenti; il corso di Analisi Matematica era tenuto da Giovanni Sansone, che fondò nel 1927 l’Istituto di Matematica, dando vita alla scuola matematica fiorentina; fu Enrico Fermi ad essere incaricato del corso di Meccanica Razionale, sebbene per poco (nel 1926 Fermi vinse infatti il primo concorso italiano per una cattedra di fisica teorica e si trasferì a Roma, iniziando quel percorso scientifico in via Panisperna che è ben noto); tanti altri scienziati di valore insegnarono in quel biennio. Negli anni, la progressiva crescita degli studenti suggerì poi l’istituzione della Facoltà d’Ingegneria. Ciò accadde il 27 settembre 1970, per Decreto n° 914 del Ministro della Pubblica Istruzione Riccardo Misasi. La gestione degli aspetti esecutivi fu assegnata a un Comitato Tecnico presieduto da Lucio Lazzarino, allora preside della Facoltà d’Ingegneria di Pisa, comitato di cui fecero parte i professori dell’Ateneo fiorentino Enzo Ferroni, Giovanni Serravalle e Demore Quilghini. Si aprì così il terzo anno d’Ingegneria che ebbe trentasei studenti in elettronica e cinquanta in meccanica. In quell’anno accademico 1970-1971 il biennio contava 809 studenti.

Fu questo l’inizio del cammino che ha portato alla struttura attuale della Scuola d’Ingegneria, un percorso caratterizzato dalla tensione a un tentativo di continuo sforzo di crescita.

Così, nell’aprirsi dell’anno accademico 2020-2021, la Scuola comincia i festeggiamenti per il suo Cinquantennale.

Nello scegliere il tema del convegno di studi e rimembranze d’apertura di un ciclo – in programma lunedì 9 novembre 2020 su Webex -, si è tenuto conto delle motivazioni culturali fondanti delle origini e si è scelto per questo il tema delle interazioni tra Ingegneria e Matematica. L’evolversi della pandemia non ha permesso di organizzare un convegno di ampio respiro su questi temi, restringendone l’estensione alla porzione di una sola giornata.

Per assicurare comunque un’alta qualificazione del convegno si è scelto di invitare come relatori quattro membri dell’Accademia dei Lincei – Gianfranco Capriz, Paolo Podio-Guidugli, Alfio Maria Quarteroni, Tommaso Ruggeri – il cui percorso culturale di ricerca scientifica è ed è stato strettamente pertinente al tema che ci siamo proposti di affrontare, relatori che ci onorano della loro presenza e che siamo felici di accogliere.

Si auspica, inoltre, che la convivenza con la pandemia possa ugualmente permettere di sviluppare nell’arco dell’anno del cinquantenario il tema di questo convegno, date le innumerevoli e multiformi interazioni della matematica con le innovazioni tecnologiche e l’Ingegneria di oggi.

Siamo peraltro convinti che questa iniziativa possa avere un valore culturale che vada oltre i confini dell’Ingegneria e che sia un’occasione educativa interdisciplinare utile per tutti gli studenti.

 

Alessandro Fantechi                                                                                      Paolo Maria Mariano


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