Vaccino Covid, sufficiente una dose per chi è stato malato

Una serie di studi di ricercatori dell'Ateneo e dell'Azienda ospedaliero universitaria Careggi ha analizzato la qualità e la durata nel tempo della risposta immunitaria all'infezione da SARS-CoV-2 e il ruolo di un vaccino a mRNA nel suo consolidamento.
fialette vaccino covid-19
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Ai soggetti che si sono ammalati di Covid-19 è sufficiente una sola dose di vaccino a mRNA per avere una risposta immunitaria adeguata.

E’ il risultato dello studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigations da un team dell’Ateneo costituito dai gruppi di ricerca coordinati dai docenti del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica Francesco Annunziato, Alessandro Bartoloni e Gian Maria Rossolini, insieme all’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi (“First-dose mRNA vaccination is sufficient to reactivate immunological memory to SARS-CoV-2 in recovered COVID-19 subjects” (DOI: 10.1002/cti2.1281).

Il lavoro – guidato da Francesco Annunziato, docente di Patologia generale – è stato condotto per determinare l’effetto di due dosi del vaccino a mRNA Pfizer/BioNTech su 22 operatori sanitari che hanno partecipato allo studio, 11 dei quali erano stati contagiati da SARS-CoV-2 circa nove mesi prima della vaccinazione, mentre gli altri 11 non erano mai stati infettati. La controprova dei dati ottenuti è stata effettuata analizzando una coorte più grande, costituita da 68 soggetti mai infettati e 29 con pregresso Covid.

I risultati hanno dimostrato che nei soggetti guariti dalla patologia con la somministrazione del vaccino vi è una rapida riattivazione della memoria immunologica: una singola dose di vaccino a mRNA è sufficiente per raggiungere la risposta immunitaria auspicabile, aumentando sia gli anticorpi che i linfociti, cellule fondamentali nella battaglia contro la patologia. Lo studio non registra, invece, alcun ulteriore incremento delle difese immunitarie dopo la seconda dose.

“Nei soggetti che sono stati affetti da Covid – spiega Francesco Annunziato – già ad una settimana dalla prima dose di vaccino aumenta la risposta immunitaria. L’anticipazione di questi studi ha contribuito alla decisione da parte delle autorità sanitarie nazionali di programmare un’unica dose di vaccino per chi è guarito dal Covid”.

La risposta immunitaria al Covid era stata oggetto di studi precedenti ad opera del gruppo guidato da Annunziato. “I linfociti, che riconoscono il SARS-CoV-2, proliferano – descrive  Annunziato – e danno origine ad una popolazione espansa di cellule capaci di combattere quello specifico patogeno. Una volta risolta l’infezione, una parte di tali linfociti sopravvive e costituisce il cosiddetto «pool della memoria», capace di fornire una rapida protezione in caso di riesposizione allo stesso agente infettivo. In una nostra ricerca del 2020 su ‘European Journal of Immunology’ abbiamo dimostrato che in corso di infezione l’espansione dei linfociti T specifici per il virus Covid-19 è strettamente correlata con la gravità di malattia. In particolare, individui asintomatici mostrano una ridotta espansione se confrontati rispetto ad individui ospedalizzati” (“Cell‐mediated and humoral adaptive immune responses to SARS‐CoV‐2 are lower in asymptomatic than symptomatic COVID‐19 patients” DOI: 10.1002/eji.202048915 ).

In un successivo studio, su “Clinical and Translational Immunology” gli studiosi, analizzando a cinque mesi di distanza un gruppo di componenti di una società sportiva che era stato colpito da Covid-19, hanno riscontrato  la persistenza sia di linfociti T  che di anticorpi specifici per il virus, con differenze quantitative a seconda della storia clinica: individui con pregressa infezione da SARS-CoV-2 asintomatica presentavano, infatti, una risposta immunitaria specifica per il virus più bassa rispetto a quella dei sintomatici (“Heterogeneous magnitude of immunological memory to SARS‐CoV‐2 in recovered individuals” DOI: 10.1002/cti2.1281).


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