Come salvaguardare la biodiversità in agricoltura attraverso produzioni anche economicamente sostenibili? Come cambiare i modelli di consumo alimentare in modo che le scelte siano guidate non tanto dalla pubblicità o dall’aspetto esteriore dei cibi, quanto piuttosto da qualità organolettiche e principi nutritivi?
Da queste domande ha preso avvio il progetto di trasferimento dell’innovazione “FruBio – frutticoltura biodiversa”, a cura del Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali (DAGRI), che ha portato alla realizzazione di un prototipo di frutteto biologico in collaborazione con il Comune di Calenzano e con il contributo di Fondazione CR Firenze.
L’iniziativa, che coinvolge due aziende del territorio (Semia e Casamatta), è stata presentata dal responsabile Valter Nencetti, ricercatore della sezione di Colture Arboree del DAGRI, insieme al Comune di Calenzano. I frutteti sono stati realizzati con varietà antiche e rustiche, inadatte alla coltivazione di filiera lunga.
“Gli studi di agraria – spiega Nencetti – segnalano che in Italia a partire dall’inizio del ventesimo secolo è scomparso oltre il 70% della diversità genetica delle principali colture, che non avevano caratteristiche idonee all’agricoltura intensiva e al mercato di filiera lunga. Con questo progetto vogliamo recuperare, con alcune di queste antiche varietà, i gusti di un tempo e il rispetto dell’ambiente attraverso metodi biologici di produzione”.
I due frutteti sono realizzati con la consociazione di specie e varietà diverse, contrapposta alla monocoltura e ispirata ai principi delle coltivazioni tipiche della mezzadria. Si garantisce così al frutticoltore una raccolta giornaliera di alcune decine di chili di frutta fresca di qualità per un arco estivo di 4 mesi, da offrire ai mercati locali a Km 0. Il progetto FruBio consente anche un utilizzo efficiente dell’acqua, la conservazione del suolo e l’incremento di insetti utili. Per un’agricoltura veramente sostenibile.